4 Dicembre 2021, 09:21

Corigliano-Rossano, baricentro del territorio tra il Crati e il Trionto

Tutte le grandi civiltà e le città simbolo del passato sono sorte sulle rive di fiumi. Tra il Tigri e l’Eufrate quella Mesopotamica, sulle rive del Nilo quella Egizia, Roma sul Tevere, Londra sul Tamigi. L’acqua è Fonte di Vita e da sempre Fonte di Progresso e Civiltà. Ora, con le dovute proporzioni, credo fermamente che una città che si trovi allocata tra le sponde di due tra i maggiori fiumi della Calabria, non possa non avere le potenzialità di primeggiare in una Regione come la nostra, dove i “competitors” non sono molti e non sono granché attrezzati.
Cosa erano Corigliano e Rossano prima della fusione?
Erano due città con una loro storia anche nobile ed antica e fungevano da poli attrattori, la prima verso la Piana di Sibari ed i Paesi Arbëreshë, la seconda verso i Paesi interni della montagna silana e della costa jonica. Ma in questa fase, purtroppo, questa grande città tra il Crati ed il Trionto, invece di moltiplicare l’effetto attrattivo che ha sempre svolto sul territorio, si sta concentrando a guardarsi la punta dei piedi ed a monitorare gli “spostamenti di truppe” che attraversano il Cino in un senso o nell’altro ed a rimontare il lenzuolo al Patire. Atteggiamenti molto infantili instillati da comportamenti poco lungimiranti e senza una visione d’insieme. Brutte abitudini che dovrebbero essere accantonate, evitando polemiche da “gafio” che servono soltanto ad alimentare il proprio ego.
Diamo vita ad una “Città Nuova” che utilizzi tutte le sue potenzialità, dai beni comuni, civici, demaniali, alle risorse idriche ed montane che la natura ci ha donato. In aggiunta alle risorse “artificiali” già presenti sul territorio come il Porto ed il Polo Energetico ed Industriale (forse il più esteso della Calabria). Per non parlare dell’agricoltura che di certo sta vivendo una stagione triste, ma per il semplice fatto che non vi è la necessaria cooperazione e visione d’insieme. Un comparto che viene vissuto più come una competizione sul chi “arraffa” di più e non come un blocco unitario che si ponga unito e forte sul mercato internazionale. Ed invece, al momento, a parti rari casi, è solo capace di svendere i nostri prodotti alle grandi catene di distribuzione.
Per non parlare del Turismo. Perché invece di essere a rimorchio della costa tirrenica, favolosa ed incantevole anche quella, non ci agganciamo al treno della Magna Grecia e di Matera? A conti fatti si impiega meno tempo per raggiungere Matera che non Reggio Calabria. Immaginate un “pacchetto turistico” che in una settimana porti un turista da Matera a Corigliano Rossano (patrimonio Unesco), tra il filo rosso dei Castelli Federiciani di Roseto Capo Spulico e Castel del Monte, per passare dai meravigliosi Parchi Naturali della Sila e del Pollino, per infine andare a divertirsi all’Acquapark di Rossano, senza contare la visita al Museo del Codex o quello di Amarelli (il secondo museo industriale più visitato in Italia, dopo quello della Ferrari). La politica si concentri sulle battaglie prioritarie per questo territorio che sono prima di tutto la creazione di un asse infratturale dei trasporti, stradali, ferroviari e navali. Non ci si accontenti di una semplice bretella che colleghi la nostra città all’autostrada, ma bisogna pretendere invece che la Nuova SS 106 colleghi il Terzo Megalotto sino a Crotone. Alziamo il tiro, con fierezza ed orgoglio, non stiamo continuamente a pietire una sempre piu’ misera elemosina. Il Porto, già esistente ma mai per davvero implementato, diventi baricentro degli scambi commerciali nel Mediterraneo. In questo quadro diventa fondamentale e necessario un cambio di passo dei “decision makers”, i quali, invece di rincorrere “monocraticamente” solo le emergenze dovrebbero concentrarsi di più sulla Visione della Città Nuova, dovrebbero “fare squadra” attivando tutte le risorse intellettuali, di conoscenza, di esperienza, di capacità comprovate, siano esse sotto forma di singoli o di entità rappresentative delle diverse forze produttive, sociali e culturali e riunirle attorno ad un Tavolo Permanente, magari senza usare il Manuale Cencelli, per produrre visioni, progettualità, idee. Insomma come si dice adesso “fare network”.
Possibile che non si riesca davvero a percepire il tesoro che abbiamo tra le mani e la politica si perda davvero tra logiche di bassa lega, veti incrociati donando spazi e postazioni a gente incompetente, senza valore e senza visione? Se così è allora davvero siamo una terra maledetta, ma non per colpa degli altri, bensì per propria sciagurata scelta.
Nilo Domanico, ingegnere

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