4 Dicembre 2021, 08:49

La montagna sacra di Corigliano-Rossano

La Giornata Internazionale della Biodiversità ha offerto lo spunto ad alcune importanti riflessioni e iniziative di valorizzazione delle splendide risorse paesaggistiche presenti nel territorio della terza Città della Calabria.
Il parere di un addetto ai lavori – Flaviano Lavia, uno dei soci fondatori della Delegazione Territoriale AIPTOC (Associazione Italiana Professionisti del Turismo e Operatori Culturali), riconosciuta dal MISE (L. 4/2013).


Il 23 maggio 2021 i Carabinieri del Nucleo Tutela Biodiversità hanno organizzato un’importante iniziativa di valorizzazione del Patire (Corigliano-Rossano).

Guarda il video dell’inaugurazione e apertura al pubblico del Refettorio e dello Scriptorium del Patire.
https://www.lacittanuova.org/wp-content/uploads/2021/05/Don-Mose-WhatsApp-Video-2021-05-23-at-12.19.43.mp4
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Qualche breve  considerazione personale e generale  prima di parlare del nostro pezzettino di territorio e perdonatemi se sarò severo nell’analisi.
Tutto ciò che esiste in natura nella sua semplicità e completezza, che non è stato modificato dall’uomo, fa parte della biodiversità.
L’equilibrio delle forze e delle energie della natura sono biodiversità, compito dell’uomo è non rompere questo equilibrio: preservarlo nei limiti della coesistenza è fondamentale.
Oggi, quindi, ci dobbiamo chiedere qual è e quale dovrà essere il ruolo dell’uomo con la natura.
Se vogliamo preservare la vita su questo pianeta, dobbiamo purtroppo prendere coscienza che la minaccia più grossa per esso è l’attività inconsulta e manipolatrice dell’uomo sulla natura e  su quanto ha contribuito a depauperare e portare sul punto di non ritorno un pianeta che per sua natura e caratteristiche è un EDEN.
E’ ovvio che la mia visione si scontra con l’attuale sistema  economico, sociale, politico e finanziario che non solo non ha conservato questo equilibrio, ma continua a sfruttarne le risorse come se queste fossero infinite, senza preservarlo, deturpandolo e senza chiedersi cosa lascerà alle  generazioni future.
Si continua, da anni, a fare annunci o elaborare leggi senza tener sufficientemente conto degli effetti concreti e reali dei comportamenti umani e dell’impatto che essi hanno con l’ambiente; questo ci deve far riflettere. Dobbiamo, tutti, prendere coscienza che siamo noi i soli responsabili di come va il mondo.
L’educazione all’ambiente delle generazioni future è indispensabile; ma  il risveglio alla responsabilità personale di ognuno di noi all’azione concreta, anche nelle piccole cose,  per salvare il salvabile oggi è drammaticamente NECESSARIO.
Dal punto di vista naturalistico, attualmente,  il Complesso Monastico di Santa Maria del Patir e tutto il territorio compreso fra il torrente Cino e il torrente Vallone Aranci, per poi risalire ed arrivare ai Castagni Giganti di Cozzo del Pesco  a quota circa  1100  m. s.l.m.,  con  torrenti, affluenti  e suggestivi salti d’acqua e anfratti che richiamano  “foreste tropicali”,  presenta delle caratteristiche tipiche della macchia mediterranea.

Gli studenti del Progetto Living Lab dell’ITAS-ITC “Rossano” che hanno partecipato all’escursione naturalistica organizzata in collaborazione con AIPTOC e Flaviano Lavia lo scorso 13 maggio. Nella foto intorno ad un “gigante” di Cozzo del Pesco.
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A quota 600 m.  s.l.m.,  oltre agli impianti di pino laricio, intorno al monastero prevalgono i fitti boschi di lecci; sporadici ma ancora presenti i magnifici bagolari in dialetto “ malacoccìa”, utilizzato dai pastori per i propri utensili  grazie alla loro proprietà di piegarsi e modellarsi; diffusa è la presenza del cisto, che previene l’erosione del suolo e, questo, molto presente anche perché non gradito dagli animali da pascolo; e ancora qualche pero e melo selvatico, il lentisco, il Corbezzolo, l’Erica, le varie Ginestre dei carbonai, spinosa e odorosa, euforbia, rosmarino, orniello o frassino. Man mano che si sale in altitudine troviamo le varie tipologie di querce, il cerro, il carpino, l’acero, l’ontano, il faggio, rosa canina, agrifoglio, il sambuco,il sorbo, il castagno, il pungitopo, e ancora asfodeli, elleboro,croco, tarassaco, iperico, giglio di san Giovanni, felci, timo, anice,origano.
Insomma… difficile elencarle tutte e forse noioso per chi legge e non sperimenta e vede personalmente tanta bellezza e vastità di specie. Ma questo piccolo elenco è, in realtà, una dimostrazione di quale patrimonio e ricchezza possiede il nostro amato territorio e un richiamo all’importanza di capirne il valore per tutelarlo e salvaguardarlo.

Da sinistra, Giuseppe Lefosse (segretario delegazione territoriale AIPTOC), Vincenzo Lefosse (socio e responsabile comunicazione), Giuseppe F. Zangaro (presidente) durante la Giornata della Biodiversità del 23 maggio presso il Patire.
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La fauna, benché ancora assai ricca, sicuramente risulta essere oggi più povera a causa proprio delle varie attività umane che ne hanno determinato un netto calo. Nonostante tutto, possiamo ancora contare sulla presenza, anche se in misura ridotta, di qualche lupo, scoiattolo nero, la faina, qualche rado esempio di capriolo, qualche sparuto gatto selvatico, le volpi, lucertole, rospi, rane, salamandre pezzate, qualche vipera e serpenti come biacco e  il cervone, e molte specie di uccelli.

Esempio poi di due piaghe che mettono a repentaglio la biodiversità non solo del nostro territorio.
La prima è la processionaria, che, a mio modesto parere, essendo un parassita, evidenzia lo stato di salute debole e precario dei nostri boschi e, quindi, ci dice l’urgenza di rinforzare l’ecosistema nella sua totalità.
L’altro è l’ormai onnipresente cinghiale, errore/orrore dell’uomo, permesso dall’introduzione forzata  di una specie estranea e di mole superione a quella autoctona, che ha determinato e costretto il suo predatore principale, il lupo, a trovare altre forme di sostentamento. Cinghiale che ha preso il sopravvento ormai  su tutto il territorio e che rischia di distruggere qualsiasi cosa si trovi nel suo raggio d’azione.
La biodiversità è  l’equilibrio perfetto  di tutte le specie in  natura; basta che una di queste, per qualsiasi motivo, prenda il sopravvento o rompa questo equilibrio, per fa sì che si verifichi la sofferenza del’intero sistema.
Un’altra fonte di grandissima preoccupazione questa volta riguarda esclusivamente e drammaticamente il nostro territorio ed è relativa alle condizioni di quel patrimonio monumentale, esempio botanico per bellezza, storia e -appunto- biodiversità: i Castagni Monumentali, denominati Giganti di Cozzo del Pesco.
Castagni, come ho più volte segnalato, in grande sofferenza, (anche questo per un errore/orrore umano, che ha permesso  l’impianto di una specie estranea “l’abete douglasia” che ne sta determinando la morte), castagni che dopo avere vissuto per secoli, attraversato intemperie, pestilenze, momenti di gloria, conosciuto popoli e generazioni di uomini così diversi fra loro, visto guerre, santi, ora rischiamo di non godere più della loro maestosa bellezza e questo solo perché oggi non si riesce ad anteporre il valore di questi alberi ad una stupida, macchinosa e cieca macchina burocratica!!
Ecco, in sintesi, la biodiversità in questa nostra piccola striscia di terra è rappresentata da questo: superlative e maestose bellezze naturali e problematiche irrisolte, tutte riconducibili all’azione, non sempre all’altezza, del genere umano.

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