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Corigliano-Rossano non può essere una Città “normale”!!!

“Fusione Anno Zero?”, rilanciare una visione urbana oltre l’«ordinaria amministrazione»

«Corigliano-E-Rossano», così dovrebbe chiamarsi la terza città della Calabria in vista dell’imminente conclusione del primo mandato amministrativo, affidato alla “nuova” classe dirigente, eletta a furor di popolo, nel nome di un cambiamento che avrebbe dovuto mettere al primo posto la partecipazione attiva dei cittadini nel processo di fusione. È sotto gli occhi di tutti la disarmante e mediocre “normalità” nella quale siamo incorsi, osservando quanto sia stato fatto per tenere distanti Corigliano e Rossano per effetto della mancata applicazione di criteri di programmazione idonei a progettare una Città Unica attrattiva, innovativa, competitiva. Non è questa, ovviamente, una posizione politica o polemica, ma una presa di coscienza che ritroviamo in fatti e dati che dovrebbero farci riflettere per promuovere un dibattito politico incentrato sulla concretezza, focalizzato sui bisogni dei cittadini e sull’utilizzo virtuoso delle risorse materiali e immateriali presenti nel territorio. Fusione Anno Zero? è un augurio di ripartenza affinché il 2024 sia effettivamente l’anno in cui Corigliano-Rossano potranno ritrovarsi coese per mettere in campo risorse comuni e assumere un ruolo centrale nel processo di sviluppo dell’intero Paese che, come ben sappiamo, ha individuato nella Calabria ionica l’asset territoriale di riferimento per applicare politiche socio-economiche di respiro nazionale ed europeo, vista la sua strategicità geopolitica rispetto ai Paesi del Mediterraneo. Un’occasione irripetibile, da non perdere!

 Primo punto: recuperare i valori fondanti della fusione.

Basta leggere la L.R. del 2 febbraio 2018, n. 2 (www.consrc.it/bdf/api/BDF?numero=2&anno=2018) per individuare i fattori strategici che hanno determinato la fusione tra i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano. In base all’Art. 6 si sarebbe dovuto redigere lo Statuto Comunale «possibilmente previo espletamento di studi di fattibilità tecnico-organizzativa in ordine all’individuazione dei migliori modelli organizzativi ed attuativi del nuovo ente». Quel “possibilmente”, inserito probabilmente dal legislatore per non porre vincoli politici all’Organo di Governo, potrebbe essere il giustificativo per NON attivare processi partecipativi adeguati, che non sono certamente quelle conferenze stampa o riunioni pubbliche indette in sede di redazione del (nuovo?) Statuto Comunale. Lo studio di fattibilità, sul quale si dibatté animatamente se farlo prima o dopo il processo di fusione, fu rinviato per mancanza di fondi e per delega civica alla nuova classe dirigente che avrebbe governato il nascente Comune Unico.

Uno studio di fattibilità che avrebbe dovuto non solo individuare la migliore messa a punto della macchina amministrativa (processi di integrazione delle politiche e armonizzazione dei servizi), ma fungere soprattutto da facilitatore del processo aggregativo, condividendo con cittadini, imprese e terzo settore, priorità, linee di azione, strategie e modalità di lavoro. Un’applicazione pratica sarebbe stata l’immediata individuazione e costituzione dei Consigli Civici, ovvero «in fase transitoria e sperimentale, l’istituzione di organismi privi di personalità giuridica come i municipi d’area, sia urbani che rurali, con lo scopo di preservare e valorizzare l’identità storico-sociale delle comunità locali originarie e favorire la partecipazione dei cittadini, garantendo ai municipi opportune forme di partecipazione sulle deliberazioni che li riguardano, oltre alle forme di partecipazione e di decentramento di servizi previste dalla vigente legislazione».

La “normalità” propinata a noi cittadini ci cala dall’alto scelte opinabili e obsolete in quanto fatte senza metodo analitico, non tenendo conto di fattori tecnici e statistici fondamentali come, ad esempio, l’analisi dello status quo del contesto politico e istituzionale, la realizzazione di report intermedi politico/istituzionali e report di valutazione delle funzioni e servizi pubblici (ndr., siamo a fine mandato e da cittadino mi sembra di non averne mai visti pubblicati alcuni, ma potrei sbagliarmi…), un piano di comunicazione, ovvero il fulcro della fusione, poiché avrebbe avuto il compito di ideare un percorso partecipativo e comunicativo per creare una nuova identità territoriale che fosse il rispetto e la sommatoria delle singole storie dei Comuni soppressi. No comment…

Secondo punto: Corigliano-Rossano rinasce e diventa attrattiva con politiche identitarie, valorizzando la meritocrazia, le giovani generazioni e il genius loci.

Quanto sia necessaria questa impostazione politica e visione territoriale lo ritroviamo sottolineato sempre nell’Art. 6 della L.R. quando si afferma come base fondante dell’Istituzione Comunale la valorizzazione e promozione «nell’ambito delle sue attribuzioni e competenze come definite dalla Costituzione e dalle competenti leggi statali e regionali, modelli di sviluppo ecosostenibile cui ispirare le politiche economiche, di marketing e sociali, anche mediante la previsione di apposite forme di partecipazione per la valorizzazione dell’economia e del lavoro». Nessuna politica finora attuata ha incentivato la valorizzazione delle risorse umane e produttive territoriali, emblema di questa carenza la recente accettazione da parte dell’Amministrazione Comunale del progetto di riqualificazione della ex-Centrale Enel a idrogeno verde. Una semplice scelta industriale che non ha nulla a che vedere con l’identità territoriale, completamente disgiunta dai processi di sviluppo socio-economici attivabili che, invece, avrebbero potuto caratterizzare quell’area rispetto ad una programmazione di sviluppo turistico, agricolo e industriale. Può bastare a Corigliano-Rossano il contentino di un lungomare restituito alla comunità o il miraggio della tecnologia a idrogeno ad impatto socio-economico pari a zero sulla comunità territoriale, se non per qualche posto di lavoro o sub-appalto in più, oppure dovremmo pretendere altro? Se analizziamo le plus-valenze economiche realizzate da Enel nel corso dei decenni di insediamento industriale in Contrada Cutura e quello che ne hanno ricevuto i cittadini e il Comune vi è un divario enorme che ci vede ovviamente perdenti. Quel presidio di 50 ettari, geograficamente strategico, sarebbe potuto diventare un polo industriale e logistico a supporto dell’agricoltura, pesca e turismo, completamente autonomo a livello energetico, grazie all’implementazione di una smart-grid e di produzione elettrica da fonti rinnovabili. “Guidare” Enel su questa visione, sarebbe stato doveroso per coinvolgere e supportare l’intero sistema produttivo della Sibaritide, dotandolo di una leva competitiva enorme, anche in considerazione della presenza di aree industriali e artigianali, porto, aree ZES, ecc. (ndr., su questo tema ritorneremo con maggiori dettagli in altra sede).

Altra conferma dell’approccio amministrativo incentrato di fatto sull’“ordinarietà” è lo spettro dell’approvazione dell’ormai sorpassato PSA che addirittura potrebbe condizionare la realizzazione del nuovo tratto della S.S. 106 – Sibari/Coserie, per il quale si è già ottenuto uno stanziamento di 3 miliardi grazie all’impegno dell’On. Sofo in sede europea e dell’On. Rapani in sede italiana. Ricordiamo che l’attuale PSA non tiene conto della fusione dei Comuni di Corigliano Calabro e Rossano… praticamente l’Amministrazione va ad approvare uno strumento di pianificazione, rinnegando la propria identità territoriale. Un autogol!

Terzo punto: lo sapevate che?

Molto si sarebbe potuto e dovuto fare dotando il nuovo Ente di risorse umane, accordi di partenariato e collaborazioni con stakeholders pubblici e privati, utilizzando le maggiori entrate disponibili in bilancio, GRAZIE ALLA FUSIONE! Nel 2022 al Comune di Corigliano-Rossano sono stati riservati € 1.938.044,26 (Fonte “Autonomie Locali”) che si sommano ai circa 22 milioni relativi ai trasferimenti erariali e attribuzioni di risorse statali. Prima della fusione, nel 2017, il totale delle attribuzioni per Corigliano Calabro e Rossano sommavano € 13.186.398,00; nel 2022 a Corigliano-Rossano sono stati attribuiti € 21.936.836,00 – ben € 8.750.438,00 in più – che sommati ai fondi pro-fusione fanno più di 10,5 milioni in più in un anno! (Fonte: Ministero dell’Interno). La tabella sottostante mostra gli importi delle attribuzioni ricevuti dopo la fusione. Perché questi fondi – o soltanto una parte – non sono stati utilizzati per gli scopi fondanti della fusione?

Comune2017 €2018 €2019 €2020 €2021 €2022 €
Corigliano Calabro5.785.800337.019////////
Rossano7.400.598553.781////////
Corigliano-Rossano////15.357.46923.837.63720.182.10321.936.836

L’opportunità dell’attuale filiera politica.

È incontrovertibile il fatto che il Governo Meloni ci stia fornendo, dopo decenni, i primi strumenti finanziari e operativi per sviluppare concretamente il Mezzogiorno, consapevole che se non cresce il Sud non cresce l’Italia. La dotazione, seppur modesta e da implementare, è ciò che serve per incominciare ad avviare un processo di rinnovamento che renda strategica la Calabria – e, in particolare, la fascia ionica – grazie a infrastrutture idonee a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale, la necessità di avere reti di trasporto intermodali, l’opportunità di creare distretti per le produzioni agroalimentari e manufatturiere, collegando al sistema produttivo il mondo della formazione scolastica e universitaria. Regione, Provincia e Governo sono allineati… manca all’appello solo l’Ente Comunale!

Un augurio.

Che quest’analisi non venga strumentalizzata per fare demagogia o, peggio ancora, indietrologia richiamando l’operato delle precedenti amministrazioni… non servirebbe a nulla. È ora di rimanere coesi e lavorare per rendere Corigliano-Rossano, con tutta la Sibaritide, il fulcro di sviluppo dell’arco ionico compreso tra Taranto e Crotone, parlando di fatti e non dei soliti bias cognitivi ai quali una certa politica vuole omologarci.

Giuseppe F. Zangaro

L’autore di questo articolo è docente universitario di Sviluppo Territoriale ed Economia Umanistica presso UNIMEIER Milano, dove dirige anche il Liaison Office di Ateneo. È responsabile nazionale sviluppo attività industriali in Capitalimprese, Roma e Head of Business Management & Industrial Development in Assocapital Londra. È fondatore di una casa editrice universitaria e web-farm.

E’ tra i fondatori del Comitato 100 Associazioni che ha contribuito alla nascita del Comune Unico di Corigliano-Rossano, uno dei più grandi progetti di fusione d’Italia. Offre il suo contributo di cittadinanza attiva al servizio del benessere socio-economico e della coesione territoriale con particolare attenzione alle giovani generazioni, alla cultura inter-generazionale, ai temi dell’innovazione sociale e tecnologica.

Giuseppe F. Zangaro
Giuseppe F. Zangarohttps://www.humancapitalia.org
Esperto di Sviluppo e Coesione Territoriale collabora con spin-off universitari, enti pubblici e grosse aziende su progetti nazionali e internazionali. Insegna digital marketing, comunicazione e tecniche di progettazione siti web in corsi di formazione finanziati dall’Unione Europea. E’ iscritto all’ “European Register for EU-Projects Designers & Managers”. E’ direttore sviluppo attività industriali in Capitalimprese Roma e Assocapital Londra. E’ project-leader nel progetto promosso da TWC USA per la realizzazione di un polo di produzione cinematografica, parco a tema e museo nel Centro Italia. E’ fondatore della casa editrice e web-farm “conSenso publishing”; della start-up “Flip the Book” per l’orientamento scolastico e della start-up “peroggisconto”, rivolta alla valorizzazione dei prodotti locali e alla riduzione degli sprechi alimentari. Di recente è stato nominato Responsabile Nazionale di Civicrazia per il riordino territoriale e lo sviluppo delle aree interne nell’ambito del progetto “le strategie macroregionali dell’Unione Europea”.
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