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Corigliano-Rossano non può essere una Città “normale”!!!

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“Fusione Anno Zero?”, rilanciare una visione urbana oltre l’«ordinaria amministrazione»

«Corigliano-E-Rossano», così dovrebbe chiamarsi la terza città della Calabria in vista dell’imminente conclusione del primo mandato amministrativo, affidato alla “nuova” classe dirigente, eletta a furor di popolo, nel nome di un cambiamento che avrebbe dovuto mettere al primo posto la partecipazione attiva dei cittadini nel processo di fusione. È sotto gli occhi di tutti la disarmante e mediocre “normalità” nella quale siamo incorsi, osservando quanto sia stato fatto per tenere distanti Corigliano e Rossano per effetto della mancata applicazione di criteri di programmazione idonei a progettare una Città Unica attrattiva, innovativa, competitiva. Non è questa, ovviamente, una posizione politica o polemica, ma una presa di coscienza che ritroviamo in fatti e dati che dovrebbero farci riflettere per promuovere un dibattito politico incentrato sulla concretezza, focalizzato sui bisogni dei cittadini e sull’utilizzo virtuoso delle risorse materiali e immateriali presenti nel territorio. Fusione Anno Zero? è un augurio di ripartenza affinché il 2024 sia effettivamente l’anno in cui Corigliano-Rossano potranno ritrovarsi coese per mettere in campo risorse comuni e assumere un ruolo centrale nel processo di sviluppo dell’intero Paese che, come ben sappiamo, ha individuato nella Calabria ionica l’asset territoriale di riferimento per applicare politiche socio-economiche di respiro nazionale ed europeo, vista la sua strategicità geopolitica rispetto ai Paesi del Mediterraneo. Un’occasione irripetibile, da non perdere!

 Primo punto: recuperare i valori fondanti della fusione.

Basta leggere la L.R. del 2 febbraio 2018, n. 2 (www.consrc.it/bdf/api/BDF?numero=2&anno=2018) per individuare i fattori strategici che hanno determinato la fusione tra i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano. In base all’Art. 6 si sarebbe dovuto redigere lo Statuto Comunale «possibilmente previo espletamento di studi di fattibilità tecnico-organizzativa in ordine all’individuazione dei migliori modelli organizzativi ed attuativi del nuovo ente». Quel “possibilmente”, inserito probabilmente dal legislatore per non porre vincoli politici all’Organo di Governo, potrebbe essere il giustificativo per NON attivare processi partecipativi adeguati, che non sono certamente quelle conferenze stampa o riunioni pubbliche indette in sede di redazione del (nuovo?) Statuto Comunale. Lo studio di fattibilità, sul quale si dibatté animatamente se farlo prima o dopo il processo di fusione, fu rinviato per mancanza di fondi e per delega civica alla nuova classe dirigente che avrebbe governato il nascente Comune Unico.

Uno studio di fattibilità che avrebbe dovuto non solo individuare la migliore messa a punto della macchina amministrativa (processi di integrazione delle politiche e armonizzazione dei servizi), ma fungere soprattutto da facilitatore del processo aggregativo, condividendo con cittadini, imprese e terzo settore, priorità, linee di azione, strategie e modalità di lavoro. Un’applicazione pratica sarebbe stata l’immediata individuazione e costituzione dei Consigli Civici, ovvero «in fase transitoria e sperimentale, l’istituzione di organismi privi di personalità giuridica come i municipi d’area, sia urbani che rurali, con lo scopo di preservare e valorizzare l’identità storico-sociale delle comunità locali originarie e favorire la partecipazione dei cittadini, garantendo ai municipi opportune forme di partecipazione sulle deliberazioni che li riguardano, oltre alle forme di partecipazione e di decentramento di servizi previste dalla vigente legislazione».

La “normalità” propinata a noi cittadini ci cala dall’alto scelte opinabili e obsolete in quanto fatte senza metodo analitico, non tenendo conto di fattori tecnici e statistici fondamentali come, ad esempio, l’analisi dello status quo del contesto politico e istituzionale, la realizzazione di report intermedi politico/istituzionali e report di valutazione delle funzioni e servizi pubblici (ndr., siamo a fine mandato e da cittadino mi sembra di non averne mai visti pubblicati alcuni, ma potrei sbagliarmi…), un piano di comunicazione, ovvero il fulcro della fusione, poiché avrebbe avuto il compito di ideare un percorso partecipativo e comunicativo per creare una nuova identità territoriale che fosse il rispetto e la sommatoria delle singole storie dei Comuni soppressi. No comment…

Secondo punto: Corigliano-Rossano rinasce e diventa attrattiva con politiche identitarie, valorizzando la meritocrazia, le giovani generazioni e il genius loci.

Quanto sia necessaria questa impostazione politica e visione territoriale lo ritroviamo sottolineato sempre nell’Art. 6 della L.R. quando si afferma come base fondante dell’Istituzione Comunale la valorizzazione e promozione «nell’ambito delle sue attribuzioni e competenze come definite dalla Costituzione e dalle competenti leggi statali e regionali, modelli di sviluppo ecosostenibile cui ispirare le politiche economiche, di marketing e sociali, anche mediante la previsione di apposite forme di partecipazione per la valorizzazione dell’economia e del lavoro». Nessuna politica finora attuata ha incentivato la valorizzazione delle risorse umane e produttive territoriali, emblema di questa carenza la recente accettazione da parte dell’Amministrazione Comunale del progetto di riqualificazione della ex-Centrale Enel a idrogeno verde. Una semplice scelta industriale che non ha nulla a che vedere con l’identità territoriale, completamente disgiunta dai processi di sviluppo socio-economici attivabili che, invece, avrebbero potuto caratterizzare quell’area rispetto ad una programmazione di sviluppo turistico, agricolo e industriale. Può bastare a Corigliano-Rossano il contentino di un lungomare restituito alla comunità o il miraggio della tecnologia a idrogeno ad impatto socio-economico pari a zero sulla comunità territoriale, se non per qualche posto di lavoro o sub-appalto in più, oppure dovremmo pretendere altro? Se analizziamo le plus-valenze economiche realizzate da Enel nel corso dei decenni di insediamento industriale in Contrada Cutura e quello che ne hanno ricevuto i cittadini e il Comune vi è un divario enorme che ci vede ovviamente perdenti. Quel presidio di 50 ettari, geograficamente strategico, sarebbe potuto diventare un polo industriale e logistico a supporto dell’agricoltura, pesca e turismo, completamente autonomo a livello energetico, grazie all’implementazione di una smart-grid e di produzione elettrica da fonti rinnovabili. “Guidare” Enel su questa visione, sarebbe stato doveroso per coinvolgere e supportare l’intero sistema produttivo della Sibaritide, dotandolo di una leva competitiva enorme, anche in considerazione della presenza di aree industriali e artigianali, porto, aree ZES, ecc. (ndr., su questo tema ritorneremo con maggiori dettagli in altra sede).

Altra conferma dell’approccio amministrativo incentrato di fatto sull’“ordinarietà” è lo spettro dell’approvazione dell’ormai sorpassato PSA che addirittura potrebbe condizionare la realizzazione del nuovo tratto della S.S. 106 – Sibari/Coserie, per il quale si è già ottenuto uno stanziamento di 3 miliardi grazie all’impegno dell’On. Sofo in sede europea e dell’On. Rapani in sede italiana. Ricordiamo che l’attuale PSA non tiene conto della fusione dei Comuni di Corigliano Calabro e Rossano… praticamente l’Amministrazione va ad approvare uno strumento di pianificazione, rinnegando la propria identità territoriale. Un autogol!

Terzo punto: lo sapevate che?

Molto si sarebbe potuto e dovuto fare dotando il nuovo Ente di risorse umane, accordi di partenariato e collaborazioni con stakeholders pubblici e privati, utilizzando le maggiori entrate disponibili in bilancio, GRAZIE ALLA FUSIONE! Nel 2022 al Comune di Corigliano-Rossano sono stati riservati € 1.938.044,26 (Fonte “Autonomie Locali”) che si sommano ai circa 22 milioni relativi ai trasferimenti erariali e attribuzioni di risorse statali. Prima della fusione, nel 2017, il totale delle attribuzioni per Corigliano Calabro e Rossano sommavano € 13.186.398,00; nel 2022 a Corigliano-Rossano sono stati attribuiti € 21.936.836,00 – ben € 8.750.438,00 in più – che sommati ai fondi pro-fusione fanno più di 10,5 milioni in più in un anno! (Fonte: Ministero dell’Interno). La tabella sottostante mostra gli importi delle attribuzioni ricevuti dopo la fusione. Perché questi fondi – o soltanto una parte – non sono stati utilizzati per gli scopi fondanti della fusione?

Comune2017 €2018 €2019 €2020 €2021 €2022 €
Corigliano Calabro5.785.800337.019////////
Rossano7.400.598553.781////////
Corigliano-Rossano////15.357.46923.837.63720.182.10321.936.836

L’opportunità dell’attuale filiera politica.

È incontrovertibile il fatto che il Governo Meloni ci stia fornendo, dopo decenni, i primi strumenti finanziari e operativi per sviluppare concretamente il Mezzogiorno, consapevole che se non cresce il Sud non cresce l’Italia. La dotazione, seppur modesta e da implementare, è ciò che serve per incominciare ad avviare un processo di rinnovamento che renda strategica la Calabria – e, in particolare, la fascia ionica – grazie a infrastrutture idonee a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale, la necessità di avere reti di trasporto intermodali, l’opportunità di creare distretti per le produzioni agroalimentari e manufatturiere, collegando al sistema produttivo il mondo della formazione scolastica e universitaria. Regione, Provincia e Governo sono allineati… manca all’appello solo l’Ente Comunale!

Un augurio.

Che quest’analisi non venga strumentalizzata per fare demagogia o, peggio ancora, indietrologia richiamando l’operato delle precedenti amministrazioni… non servirebbe a nulla. È ora di rimanere coesi e lavorare per rendere Corigliano-Rossano, con tutta la Sibaritide, il fulcro di sviluppo dell’arco ionico compreso tra Taranto e Crotone, parlando di fatti e non dei soliti bias cognitivi ai quali una certa politica vuole omologarci.

Giuseppe F. Zangaro

L’autore di questo articolo è docente universitario di Sviluppo Territoriale ed Economia Umanistica presso UNIMEIER Milano, dove dirige anche il Liaison Office di Ateneo. È responsabile nazionale sviluppo attività industriali in Capitalimprese, Roma e Head of Business Management & Industrial Development in Assocapital Londra. È fondatore di una casa editrice universitaria e web-farm.

E’ tra i fondatori del Comitato 100 Associazioni che ha contribuito alla nascita del Comune Unico di Corigliano-Rossano, uno dei più grandi progetti di fusione d’Italia. Offre il suo contributo di cittadinanza attiva al servizio del benessere socio-economico e della coesione territoriale con particolare attenzione alle giovani generazioni, alla cultura inter-generazionale, ai temi dell’innovazione sociale e tecnologica.

Corigliano-Rossano non è un “paese” per vecchi!

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La fusione di Corigliano Calabro e Rossano è stata ed è una cosa seria che richiede sicuramente attributi non comuni in termini di capacità amministrativa, gestionale e organizzativa ma, prima di ogni altra cosa, cittadini attivi e partecipativi. Il caos mediatico messo in scena sul web e social in questi giorni (ndr. ottobre 2022) la dice tutta su quanto sia fumoso il dibattito acceso intorno al niente. Tra le tante elucubrazioni apparse sulla rete non ho letto alcun riferimento a quelli che sono stati i principi costitutivi della fusione, alla Legge Istitutiva della Città Unica con l’elenco delle cose che si sarebbero dovute fare, né tantomeno il più semplice tentativo di porsi domande su come trasformare in alleanza civica e strategica le risorse materiali e immateriali dei due Comuni fusi.

Tanti i cavoli piantati nel campo dei conservatori no-fusionisti tra cui, come questi dicono e scrivono, la sedicente contumacia di coloro che promossero la fusione. Ebbene, va sin da subito precisato che il Comitato 100 Associazioni è stato un comitato cittadino pro-fusione e, pertanto, ad obiettivo raggiunto è stato sciolto.

A suggello della terzietà di quest’organo civico ci risulta ad oggi che nessuno dei componenti del direttivo ricopra ruoli politici, né tantomeno abbia ricevuto incarichi pubblici collegabili ai benefici della fusione.

In ultimo, è evidente la posizione di fiducia e ascolto dell’ex-Comitato nei confronti dell’Amministrazione Stasi che sicuramente ha un onere gravoso nella gestione di una Città complessa e di un territorio così vasto come quello di Corigliano-Rossano. Se da un verso vi è questa umana comprensione, va anche detto che dall’altro lato vi è un’oggettiva carenza nella visione di Città, una conferma che ritroviamo nel Documento Unico di Programmazione (DUP) che dovrebbe essere la “scheda madre” del nostro sviluppo sociale, economico e culturale. Sicuramente scritto in burocratese per assolvere a un pubblico adempimento (infatti è a firma del Commissario dott. Bagnato), il DUP va ripreso e partecipato come strumento di dialogo civico e medium operativo per l’attuazione dei principi contenuti nel redigente Statuto. Va da sé la considerazione che DUP e Statuto siano i pilastri amministrativi e fondanti della Città Unica ai quali – diciamolo chiaramente e con polemica costruttiva – non è stata data priorità, opportuna comunicazione e coinvolgimento civico.

Senza fare troppe parole, da cittadini ci aspettiamo dunque risposte certe e discorsi seri su Who, What, Where, When, Why in merito a queste due questioni:

Chi si sta occupando del DUP e dello Statuto ha portato risultati alla Comunità?

Che cosa si sta scrivendo in questi documenti di programmazione?

Dove ci si confronta su questi temi che riguardano il futuro della nostra Città e delle future generazioni?

Quando verranno realizzati e partecipati alla cittadinanza, associazioni e stakeholders pubblico/privati?

Perché il Comune, le Commissioni e gli uffici competenti dell’Ente non danno priorità e visibilità all’iter?

Chi parla di progetto di nuova città, disorganizzazione, squilibri, delusioni e così via, non fa altro che alimentare un fuoco vacuo e senza motivo se non si risponde ai quesiti di cui sopra.

Da dove ripartire? Sipotrebbero utilizzare tanti approcci – politico, sociale, economico, ecc. – ma ritengo che quando si parla di città occorra pensare per prima cosa in ottica urbanistica. Tra gli studi, a mio parere utili a questo scopo, ci si potrebbe riferire allo statunitense Nolen, uno dei più eminenti urbanisti del Novecento, tra i primi ad affrontare il tema della riorganizzazione urbana e la costruzione di nuove città come base di partenza per la definizione di una comunità.

Utilizzo volutamente il termine “definire” perché in effetti finora abbiamo disegnato soltanto uno skyline della Città Unica, una sagoma senza contenuti.L’organizzazione di una nuova città è una questione molto complessa e richiede assolutamente la partecipazione dell’intera comunità e dei portatori di interesse, pubblici e privati, in quanto una città può definirsi “moderna” solo quando è in grado di rispondere alle domande poste dalla società che la vive, immaginando quali potrebbero essere le tendenze evolutive nel tempo rispetto a territori limitrofi, regione, Paese, mondo.

Leggendo uno dei saggi di Nolen, una “città nuova” deve essere, quindi, funzionale alle esigenze della gente, essere sostenibile ed offrire opportunità, ma per fare ciò occorrono alcune condizioni fondamentali come, ad esempio, un’ottima collocazione geografica, un equilibrio tra natura e infrastrutture, una densità demografica e territoriale ottimale, un governo del territorio e delle risorse materiali e immateriali attentamente conservato, utilizzato e pianificato.

Stando a questo schema, mi sembra che per Co.Ro. si possano spuntare tutte le caselle eccezion fatta per la parte delle infrastrutture e del governo del territorio. E questo lo sapevamo già, prima, durante e dopo la fusione. Credo sia il momento di rispondere alle five-questions… e sia chiaro, se i benefici della fusione non decollano non è colpa di nessuno in particolare! Purtroppo è colpa di tutti!

Alfonso Rendano celebrato in un Festival Internazionale

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La Fondazione Attilio ed Elena Giuliani che ha sede nella prestigiosa Villa Rendano di Cosenza, edificata nel 1890, già durante il primo lockdown (maggio 2020) ha proposto un evento di risonanza internazionale in occasione della #MuseumWeek2020: un concerto di musicisti italiani residenti all’estero, ideato e coordinato dalla pianista cosentina residente negli Stati Uniti Daniela Roma, principale interprete di Alfonso Rendano e grande ambasciatrice della sua musica e di Villa Rendano. L’evento online, di straordinaria levatura artistica, ha consentito a tutto il mondo di fruire da casa di uno straordinario concerto di musica classica, favorendo una conoscenza della Fondazione Attilio ed Elena Giuliani e di Alfonso Rendano.
Non avendo mai smesso di svolgere una intensa attività culturale, in un momento assai difficile per il comparto culturale, musicale e teatrale in genere, la Fondazione Giuliani ha in programma per il mese di Giugno 2021 il primo International Music Festival “Alfonso Rendano” con l’intento  di promuovere in Italia ed all’estero la prestigiosa Villa, la storia della città di Cosenza e la figura del grande compositore e concertista calabrese Alfonso Rendano a cui va anche il merito di aver inventato del pedale indipendente, detto appunto “Rendano”, del pianoforte.



Ideato e curato dal Direttore Artistico Daniela Roma, il Festival si terrà dal 21 al 24 Giugno 2021 nel meraviglioso giardino di Villa Rendano e ospiterà concertisti di fama internazionale. Si esibiranno: il 21 Giugno, Daniela Roma (www.danielaroma.com); il 22 Giugno, Manuel Araujo  (https://a2dv.pt/manuelaraujo/ ); il 23 Giugno, Costantino Catena (www.costantinocatena.com); il 24 giugno, Vitaly Pisarenko (www.pisarenkovitaly.com).
Per rendere omaggio al compositore calabrese, ciascun concertista, eseguirà tra gli altri, anche alcuni brani di Alfonso Rendano.  Le serate del Festival saranno trasmesse in live streaming via radio ed in streaming su tv europee, canadesi e statunitensi.
Il programma sarà arricchito dai matinée dell’International Music Festival Alfonso Rendano durante i quali saranno presentati: il volume del musicologo Danilo Prefumo “Paganini, la vita le opere il suo tempo” e il fumetto “C’era una volta … Rendano” di Gianluca Gallo rispettivamente il 22 e 24 giugno. In apertura di entrambi i matinée verrà proiettato il video-arte di Orazio Garofalo “Engramme Valse” con musica di Alfonso Rendano eseguita da Daniela Roma.

Le informazioni relative all’International Music Festival “Alfonso Rendano” saranno disponibili nei prossimi mesi sul sito della Fondazione Giuliani www.villarendano.it e sui canali social Facebook (@villarendano) e Instagram(https://www.instagram.com/villa_rendano/). Per info e prenotazioni è possibile contattare la Fondazione Giuliani al numero 098473022 o scrivere all’indirizzo info@villarendano e direzione@consentiaitinera.com

La storia feudale della Sila Greca calabrese nel nuovo libro di Carlino

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Il volume, per i tipi della conSenso publishing, dedicato al compianto Giuseppe Savoia, giornalista de il Quotidiano del Sud scomparso prematuramente qualche anno fa, si avvale della Prefazione del prof. Francesco Filareto, storico e saggista che così afferma: «Un nuovo libro è sempre un importante evento culturale e sociale, una testimonianza di amore, di coraggio, di reattività di condivisione, in un comprensorio e in una Comunità che, da alcuni anni, stanno vivendo momenti difficili.

Entro la cornice pesante della mancata soluzione della “Questione Meridionale” post-unitaria (1861), il territorio narrato da Franco Emilio Carlino, ossia l’area vasta della “Sila Greca”, che è parte essenziale della “Calabria del Nord-Est”, soffre di specifiche patologie: la subordinazione agli interessi economici e politici del centralismo provinciale cosentino e regionale, gli scippi di servizi essenziali alla persona (dalla sanità al tribunale a uffici pubblici alla viabilità, ai trasporti), l’estrema debolezza delle infrastrutture e della logistica (viarie, ferroviarie, aeree, portuali), la percezione diffusa che questo comprensorio e senza futuro, la quale sta alimentando la fuga e l’esodo inarrestabili di giovani talenti con la conseguente perdita del più grande capitale prodotto dalla nostra terra, quello umano, dell’intelligenza, delle competenze.

Al “non c’è niente da fare”, allo “spirito di rinuncia”, allo “sterile vittimistico paranoico”, al “fatalismo rassegnato e negativo” dei malcontenti indifferenti, sempre pronti al lamento e sempre pronti a non fare nulla, perciò inutili a se stessi e agli altri, il Nostro, con questo libro e con gli altri precedenti, da Calabrese dell’ “Antropologia del restare” (il “Paramenein”, “Παραμένειν”) tra la propria gente e la propria terra, oppone la sua testimonianza di resistenza e reattività, resa credibile dall’essere Egli un ricercatore infaticabile, tenace, scrupoloso, di servizio e di donazione disinteressati».

L’Autore mandatoriccese-rossanese, non è nuovo a questo tipo di ricerca, poiché già gode di altre affermazioni con altri testi riguardanti la storia locale e genealogica del nostro territorio. Socio corrispondente della prestigiosa Accademia Cosentina di Parrasio, Telesio e Sertorio Quattromani, Socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e componente del Comitato Scientifico dell’Università Popolare di Rossano, già qualche anno fa con la stessa casa Editrice diede alle stampe un volume dal titolo Itinerari storici, artistici e archeologici di Rossano e Circondario, 2018. Libro attraverso il quale avviò uno studio parziale della “Sila Greca”, ritenendola da sempre, come lo stesso scrive “un territorio vanta e conserva un retaggio artistico, architettonico, archeologico e ambientale di tutto rispetto”.

Il prefatore, continuando nella sua minuziosa analisi del libro di Carlino scrive che «I libri e segnatamente questo libro sono e continuano ad essere strumenti del “non darsi per vinto”, del non assecondare la deriva dei lagnosi profeti di sventura, di fare la propria parte e lasciare “segni” per cambiare e rinnovare. I libri e segnatamente questo libro sono atti d’amore verso chi ci ha preceduti e preparati, verso chi ci ha dato il bene più grande che e la nostra vita, atti di riconoscimento e di riconoscenza, atti di restituzione, perché promuovono la conoscenza. La conoscenza per gli uomini di oggi e di domani. E la conoscenza è il fondamento della nostra “vision” dell’esistenza umana e del mondo, del “chi siamo”, del “da dove veniamo” e del “dove vogliamo andare”. La conoscenza e la prima risposta alle domande esistenziali del “senso della vita” e del “personale progetto di vita”. La conoscenza e la premessa per amare, per restare o per ritornare. La conoscenza e il fondamento del senso civico, del sentirsi parte importante della propria Comunità di appartenenza. E questo libro […] assolve i compiti di ogni buon libro».

L’ultima fatica narrativa e storiografica di Carlino (ma siamo certi che non sarà l’ultima), come ci ricorda ancora il Prefatore, si muove nelle novità e nel solco già tracciati negli ultimi decenni dal medesimo Carlino e da altri Autori.

«Anche la presente opera, “La Sila Greca tra Storia e Feudalità” (edita da conSenso publishing), innova metodologicamente; essa, infatti, evita, per un verso, l’impostazione rigidamente localistica e, per l’altro verso, quella generica generalista. Viceversa, privilegia la centralità dell'”Area vasta” del territorio meridionale della “Calabria del Nord-Est”, che comprende quattordici tra borghi, paesi e città (Bocchigliero, Calopezzati, Caloveto, Campana, Cariati, la citta nuova di Corigliano-Rossano, Cropalati, Crosia, Longobucco, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Scala Coeli, Terravecchia). Ogni centro urbano e raccontato con i suoi marcatori identitari, i suoi attrattori, la sua storia, la sua economia, il suo assetto sociale, la sua classe dirigente, insomma e inquadrato come Municipalità originale e inconfondibile. E nel contempo ogni borgo o paese o città è il tassello importante di un grande Sistema musivo territoriale, la “Sila Greca”, una componente essenziale di una struttura olistica di area vasta comprensoriale, un segmento che concorre a costituire una linea, un frammento di un insieme plurale e unitario, tante tesi e antitesi che procedono dialetticamente verso la sintesi, superativa e conservativa dei singoli apporti.

Il libro è un’ampia e circostanziata analisi di questo complesso territorio, una radiografia precisa e puntuale, una banca dati e un collage di informazioni, dai quali lo storico non può prescindere, ma non possono prescindere quanti vivono in questa area vasta calabrese e intendono servirla con la presenza vigile e l’impegno professionale o imprenditoriale o politico o istituzionale. Per conoscere il “qui ed ora” (“hic et nunc”) bisogna recuperare, -continua ancora Filareto- la memoria delle nostre radici, perché “la memoria è il presente del passato” (Sant’Agostino, Umberto Eco) e – aggiungo – e anche e soprattutto il fondamento del futuro».

PROPOSTA CIVICRATICA PER RILANCIARE LA STRATEGIA DELLA FUSIONE A CORIGLIANO-ROSSANO

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Rigenerazione e non solo riqualificazione per migliorare il contesto sociale, ambientale ed economico del territorio inteso come "Area Vasta" con la partecipazione di tutte le componenti sociali. Ci sta lavorando CIVICRAZIA con Domenico Campana, in qualità di responsabile Calabria e Basilicata; Giuseppe F. Zangaro, responsabile nazionale per lo sviluppo la coesione e LED (Local Economic Development); Giovanni Antoniotti, referente territoriale.

Il Piano Strutturale Associato (PSA) della Sibaritide, appena varato dal Consiglio Comunale di Corigliano-Rossano, comune capofila, è senz’altro un’opportunità per il rilancio del processo di fusione ma la strategia che esso comporta, finalizzata ad uno sviluppo ecosostenibile del territorio inteso come Area Vasta, non è supportata da strumenti operativi adeguati, né da risorse mirate.

Il PSA permette essenzialmente l’attivazione della riqualificazione urbanistica mentre la strategia della fusione connessa allo sviluppo del territorio, è finalizzata alla rigenerazione, ovvero a favorire non solo la trasformazione fisico-spaziale del territorio, ma anche il miglioramento del contesto sociale, economico, ambientale, coinvolgendo tutte le componenti sociali, affinché all’unisono siano motore di ripresa e resilienza in coerenza con gli obiettivi del PNRR.

C’è una strada, a legislazione vigente, che recuperando quanto prevede il PSA, potrebbe assicurare al Comune Unico uno strumento efficace per governare la rigenerazione del territorio: si tratta del Programma d’area, una modalità di programmazione intercomunale negoziata, prevista dall’art. 39 della legge regionale 16 aprile 2002, n. 19.

Tale disposizione andrebbe accompagnata dalle norme sul riordino del territorio, a seguito della Fusione (Legge Regionale 24 novembre 2006) che individua nel Comune Unico un’area urbana regionale con la conseguenza di avere in attribuzione un contributo POR (Programma Operativo Regionale) raddoppiato.

Il combinato disposto tra le norme relative al Programma d’area e quelle sul riordino del territorio significa allargare la condivisione del processo di fusione e della sua strategia di sviluppo alla partecipazione dei Comuni della Valle del Crati e del Trionto, sino alla Valle del Neto, nella prospettiva della realizzazione di  un’Area Vasta, con baricentro il Comune Unico di Corigliano-Rossano.

L’ampia progettualità da affidare anche alle competenze professionali del territorio riguarda: l’uso razionale del territorio; l’innovazione tecnologica nei servizi essenziali (rifiuti, rete idrica, depurazione, riassetto idrogeologico) e a beneficio di una Città intelligente; una digitalizzazione diffusa nel sistema pubblica amministrazione; una rete strutturale-infrastrutturale-logistica che assicuri mobilità alle persone e alle merci, in particolare ai prodotti agricoli, agroalimentari ed agroindustriali, agevolandone il flusso verso canali nazionali ed internazionali; l’implementazione del  turismo anche in virtù della valorizzazione del patrimonio di Beni comuni; lo sviluppo dell’area portuale e del porto connessi con la Zona Economica Speciale che va dotata della necessaria infrastrutturazione ferroviaria e stradale (elettrificazione e “106”) di collegamento in particolare con il Corridoio Ten-T; la promozione del ruolo della Marineria di Schiavonea nell’ambito della costituita Macroregione Mediterranea; la riqualificazione del sito dell’ex centrale Enel con un piano industriale innovativo incentrato su Energia, Tecnologia, Ricerca, Territorio, Società nell’ottica della sostenibilità e dell’economia circolare; un nuovo modello di produzione di energia da fonti rinnovabili attraverso le comunità energetiche.

Sono traguardi che richiedono una forte spinta al rinnovamento degli strumenti di pianificazione ed al reperimento di risorse che potrebbero venire dal PNRR, nonché dai fondi comunitari, nella consapevolezza che sviluppo e coesione territoriale, esercitati anche nelle Aree Interne dell’”Area Vasta”, sono motore di ripresa e resilienza.

Si apra, in uno spirito costituente,  evocato ma sempre vanificato, un tavolo di concertazione con la partecipazione delle forze politiche e sociali per rilanciare la strategia della fusione: Civicrazia è disponibile a partecipare a quel tavolo, con la sua proposta, per condividere la strada da seguire nella direzione della crescita e di uno sviluppo sostenibili del territorio, del miglioramento della qualità della vita; della valorizzazione del capitale umano; della creazione di opportunità lavorative, in particolare per i giovani.

“Jonia” una visione macrourbana per la Città di Corigliano-Rossano

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Credo che si possa affermare che il potere politico, nel tempo, è stato esercitato anche da dopo la nascita delle Regioni, in Provincia, producendo colpevolmente negli anni di espansione, il mancato incremento di ogni servizio, specie lì ove l’emigrazione è stata ininterrotta, privandoci di quelle figure che altrove hanno dato vita alle PMI, così come ora, ci priva di quelle professionali dando vita in altre Regioni e Nazioni a ricerca e startup. Il tutto ha prodotto la diminuzione della nostra stessa autorevolezza e capacità territoriale. Condizione peggiorata dal sopraggiungere delle politiche economiche restrittive che non hanno ridotto sprechi e abusi ma solo tagliato risorse necessarie oltre il sopportabile, sino ad annullare la classe media. Disegno politico giustificato sempre dalla contingenza, globalizzazione e da ogni imposizione esterna, con il risultato palese della distruzione del nostro sistema produttivo e visione culturale.

SIAMO IL SISTEMA TERRITORIO-REGIONE ULTIMO TRA GLI ULTIMI DELLA CE PER REDDITO ALLA PERSONA.

Politiche finanziarie quelle del WTO e Banca Europea che hanno spinto gli Stati in legislazioni che hanno disautorato il parlamento e portato i territori depauperati in una forsennata competizione, anche i nostri, a garanzia della gerarchia territoriale.
Norme che hanno premiato subalternità e concentrazioni (scippo): Sedi ASL, Tribunali, Mobilità e Ruolo dei Porti attraverso istituite “Autorità” estranee.
Comportamenti questi destinati ad ampliarsi, conclusa la ristrutturazione normativa tra regioni, specie ora che il Potere Finanziario, resosi assoluto e palese, nega, la stessa giustificazione ideologia e sociale che ha retto il sistema Capitalistico.
Condizione, che a riprova, si è riverberata, ancor prima, nel settore dei collegamenti ferroviari ed aerei, non più da considerare Servizio Pubblico da dare al cittadino, divenendo di fatto privati, da offrire all’Utente-Consumatore-Massa per ricavarne profitto.

IL “COSENTINUISMO” DA NOI ANDÒ PIÙ A FONDO ATTRIBUENDOSI ANCHE IL RUOLO DI DISTRIBUTORE DI SERVIZI E RISORSE, DA “BANCO”.

     Oltre che scippato ha messo i Comuni della provincia in contrasto, sottraendo servizi ai più dotati sul piano imprenditoriale-abitativo, per trasferirli altrove, affinché nessuno dei rappresentanti di questi potesse vantare pretese verso il proprio stesso territorio.
Tra le aggressioni ultime ricordo la più sofisticata, retta dai Sindacati, al tempo del Governo Monti, con Ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca che “inserì” nel suo “Progetto Luoghi Ideali” la vecchia ipotesi agognata da Cosenza a riguardo della rottura delle realtà aggregate sul territorio della nostra Piana Thurina: Sanità, Giustizia, Percorrenze, per trasferirle a un preferito Asse più di prossimità e controllabile, come Castrovillari-Cassano, nulla proferendo sulla questione Porto, a suo tempo attribuitasi, data alla a noi estranea Autorità di Gioia. Solo capace di realizzare un errato impianto illuminotecnico, anziché preoccuparsi del Retro Porto per il funzionamento dello stesso: movimentazione delle merci e distribuzione sui territori del Quadrante per lavorazione, assembramento o semilavorati. Sottraendo al nostro ogni possibile partecipazione al ruolo di attività reale primaria, ciò confermato anche nel rifacimento ferroviario Gioia-TA. Colpevole di ciò la Provincia, il vecchio e nuovo Comune, oltre le singole case politiche.
Ora si inizia ad avvertire il problema a riguardo della ipotesi scarico e montaggio Pale Eoliche sulle sue banchine. Concludendo è stato reso solo una “rimessa” succursale, per Gioia.
Disegno quello dei “Luoghi Ideali” al quale non furono interessate le stesse Comunità poste a nord di Sibari che “guardavano” alla Regione confinate.
Sguardo quello, può darsi, contenuto dalla politica fusionista che si era sviluppata tra le genti dei nostri due ex Comuni.

TUTTORA AI NOSTRI CONFINI C’È CHI NON SMETTE DI REGGERE IL GIOCO E ACCUSA DI PERDERE RESIDENTI PER COLPA DEL PSA NON APPROVATO.

     Davanti alla sua illogicità per non chiedersi quanti ne ha perso la Regione (Legga Fondazione Migrantes) e quale sia divenuto il livello occupazionale giovanile in Calabria, dovrebbe solo dimettersi.
In effetti persegue le politiche materiali di chi favorisce e vuole il controllo dello Jonio.
Aspirazione di dominio presente a chiare lettere sin dal Piano Regolatore di Cosenza del 1994, coordinato dal capacissimo Marcello Vittorini. È da lì che Cosenza iniziò ad agognare al ruolo di “Capitale” della Calabria.
Erano ancora i tempi del partito di Giacomino, Cecchino, Riccardo, cioè del “qui decidiamo noi”, continuata con altri assembramenti e uomini.

A QUESTA PRETESA OCCORREVA SOPPERIRE, INTRODUCENDO NEL PENSIERO POLITICO TERRITORIALE DIFFERENZE E DISCONTINUITÀ SOSTANZIALI.

     Lo si iniziò a fare dal 2000, rendendo evidente l’urgenza di una “Città sullo Ionio”, tanto da poterne meritare anche il nome: “Jonia”.
Le relazioni storiche tra Corigliano e Rossano lo consentiva. Il suo nuovo Sindaco si sarebbe seduto tra gli scranni dei primi 100 d’Italia per popolazione e tra i primissimi in Regione, anche grazie al rapporto territorio-cittadinanza che sarebbe rimasto costante.
Il progetto di una Città sullo Jonio ebbe consenso, oltre e senza i partiti, tanto che l’Ente intermedio (Gestione M. Oliverio) rispose inizialmente con l’offerta delle “Aree Urbane”, per sviare e sedare l’idea-programma che sempre più cresceva tra la gente: intellettuali, cittadini, ex amministratori, imprenditori.
Poi, a seguito delle Norme Del Rio, l’idea-forza sostenuta dai pochi iniziali si strutturò in Comitato libero, sempre aperto a nuove voci, ottenendo, ancor prima della vittoria referendaria, ascolto in Parlamento nel da farsi per la formazione dei Collegi Elettorali. Confermando la tanta adesione la validità della intelligente discontinuità immessa nel dibattito politico.
Il da farsi e scopi furono enunciati puntualmente attraverso i fondatori e partecipi del C100A.
L’avvio della ristrutturazione territoriale materiale, della formazione della Città e il suo progredire, ci si augurò e lo si pubblicizzò, sarebbe toccato al primo Sindaco, alla sua Giunta, al Consiglio tutto.

SI È SPERATO SOPRATTUTTO NELLA VITTORIA DI UN “GATTO CHE ACCHIAPPASSE IL TOPO”.

     Capace di dialogare con gli altri e strutturare le due primarie cose, ovvero le infrastrutture a rete e il disegno dei servizi puntuali necessitanti come l’aria e l’acqua alla Nuova Città e all’intero “Quadrante Thurino”.
     Si è sperato in un Sindaco che dal suo insediamento pretendesse la rivisitazione di ogni strumento della Pianificazione normata da altri, per consentirci Piani Strategici da perseguire, non quelli già puntualmente redatti, del bla, bla, bla, ma per ottenere i giusti proporzionali introiti dalla ripartizione dei fondi della progettazione regionale.
     All’interno del Comune, avrebbe dovuto muoversi con attenzione a riguardo delle relazioni esistenti, specie sulle due Strutture, Ospedali e Uffici Comunali, per non creare, come avvenuto, ostilità. Come avrebbe dovuto perseguire ogni trasparenza a riguardo della più banale spesa.
     Al contrario gli Amministratori, gli Eletti, rispetto al compito assegnato loro dal Referendum si sono solo dileguati, ritornando alle personalissime logiche di sempre.
     Al contrario la politica corrente ha esacerbato le rivalità, divenendo tutto peggio e duale, dalla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione delle strade, alla gestione privatistica della riscossione comunale e tassazione come all’assenza di ogni giustificazione di spesa, compreso l’impiego degli 81,5milioni di euro convenuti al Comune dalla solo Fusione.
     Il primo Sindaco multi sostenuto (Sindacato, PD, Compagine amministrativa uscente, M5S cosentinuista, Rifondazione, ecc.), come è chiaro, si è posto contro gli obiettivi del C100A per la Città. Tanto che le critiche al suo operato, da qualche anno, lo spingono, con piaggeria, a politiche pubblicistiche di stile “neroniane&social”.
     Parafrasando Chomsky mi viene da dire: “Non vuoi la Nuova Città? Assicurati che nulla funzioni, la gente si arrabbia e tu consegni la Città all’avversario, al Cosentinuismo”.

DI OPPOSITORI AL TERRITORIO NE ABBIAMO SEMPRE AVUTI.

     Non serve nemmeno ricordare le sparate della Nesci e Morra sull’Ospedale di Insiti, con a seguito l’Interrogazione Parlamentare contro i Deliberati di nostri Consigli Comunali, anziché porsi, come la natura di quel movimento prometteva, da liberatore delle energie represse nei territori. Scandalosa la subalternità dei tanti Eletti locali, con minaccia di espulsione, se non aderenti alla linea dettata in Cosenza.
     Come i tempi e le giravolte cosentinuiste perseguite dal Sindaco Geraci, associato ai tanti della sedicente area liberal e radicale.
     Altri, muovono corretta critica, benché confondono la responsabilità del fare del Sindaco e Consiglio con l’esistenza della Città, che resta da strutturare, da far vivere.
     A specchio, di contro e guarda caso, Cosenza, nella sua Variante al PRG, si propone l’obiettivo della Fusione tra i Comuni viciniori. Chissà perché? Solo invidia?
     Inutile dire che aver interrotto le due macchine amministrative ha causato dissapori e anche giuste critiche.
     Lo stato delle cose non consente a nessuno, nemmeno ai fusionisti, di trincerarsi e non ascoltare quanto di critico si solleva sulla Nuova Città. L’obiettivo comune resta quello di sempre, alleviare le necessità delle Comunità del nostro Quadrante Territorio, far crescere un più avanzato livello urbano di coscienza e socialità, rendere forti i nostri Rappresentanti nelle varie assise.
     Il compito è recuperare il tempo perso e creare il definitivo assetto del territorio di Jonia, valido per almeno un lustro.

LA CITTÀ.

     Abbiamo intravisto per la Nuova Città l’allocazione di ogni funzione amministrativa su un asse baricentrico mare/collina posto tra gli antichi siti e i percorsi jonici: la Traianea (raddoppio SS. 106) e la ex SS. 106, ora provinciale, che definisco Ippodamea, in omaggio alla Thuri di Pericle che ne è percorsa nonché alla dimenticata “attorcigliata” Murattiana, sulla quale sorsero gli insediamenti rurali promossi dalla borghesia agricola (all’incirca la ex Chiubica tra i due Scali con la ricucitura delle trasversali), in un organico intreccio tra vecchi e nuovi tragitti “amministrata” dalla ex quattro corsie TA-RC, affinché il luogo baricentrico del “Nuovo Polo Urbano” potesse raggiungersi, con qualsiasi mezzo, da quanti su di esso debbano gravitare.
     Ed è proprio nella parallela realizzazione del “Polo Urbano” deve trovare soluzione la rivitalizzazione dei Siti Antichi.
     È volontà che, in reciprocità, la “Cittadella dei Servizi e Decisioni”, sede della Casa Comunale, promuova i luoghi antichi e riqualifichi quelli post anni ’50 attraverso due semplici parole d’ordine: riorganizzazione dei volumi (rioni e quartieri) e rigenerazione urbana. Cosa che consente una efficiente ristrutturazione e bonifica urbana, capace di correggere l’insensata struttura subita, in particolare dalle aree residenziali marine e di quelli chiamati Scali, spinte da impropri PRG e, ancor peggio, loro gestione.
     La qualità dei precedenti Piani di Fabbricazione, anche di quello “fatto in una notte”, stanno a comprovarlo.

Ancora, nel “Polo Urbano”, visto il realizzando Ospedale Spoke, è necessario considerare la specializzazione di quel luogo prevedendovi un “Polo Sanitario”, al quale vanno garantite aree di crescita capaci di strutturarlo sino al raggiungimento, almeno, del numero dei posti letto in origine attribuitogli.
     Nel Polo Urbano va allocato ogni servizio generale, compreso la previsione di quanto necessiti al Palazzo di Giustizia che è da venire.
     Ritengo, debba proporsi a gruppi, movimenti, partiti e cittadinanza, la necessità di una ridiscussione che consideri l’obiettivo di armonizzare l’esistente in un condiviso, partecipato, “Atto Costituente di Jonia” da divenire Programma Elettorale.
     È attraverso questo processo che passa la condivisione di un PSA, che non va rinnegato nella misura in cui si predefiniscono le traiettorie della Rete Europea gommata e di quella in ferro e le allocazioni dei Servizi di interesse strategico territoriale.
     La questione è sul tavolo delle cose, per questo va ribadito, è interesse di tutti che venga condotta un’avveduta campagna di pressione su Regione-Anas e Autorità Portuale di Gioia, affinché smettano di pensare di estrometterci dai collegamenti della rete Ten-T a riguardo di Porto e Città.
     Ci si deve attivare per la cantierizzazione degli snodi e traiettorie cancellate dalle delibere CIPE che ci hanno emarginato. Deve rendersi necessaria la realizzazione del “Terminale Intermodale”, a tutela del Quadrante Geografico e intera Provincia, dentro una strategica visione della mobilità, rispettosa dei dati archeologici-storici e ambientali.
     Come si deve pretendere un nuovo corso, dalla Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza e dal Parco Archeologico di Sibari, a riguardo dell’interruzione delle conosciute gestioni che mai hanno pubblicizzato i reperti e i luoghi dei ritrovamenti nel nostro Quadrante e mai chiesto, al di là della conduzione per lotti della progettazione delle reti, di sottomettere il tutto alla valutazione di impatto ambientale (VIA), tenuto conto delle innumerevoli evidenze ceramiche attiche a livello arale nei campi delle nostre contrade, in particolare di Cantinella. Ciò va fatto coralmente, chiamando la gente a partecipare e a dibattere, così come fece a suo tempo il Sindaco Genova contro il Rigassificatore che si voleva al Porto o il Movimento Cittadino Contro la Centrale a Carbone Pretesa dall’ENEL.

È PALESE, JONIA DEVE PROTEGGERSI DAGLI INTERVENTI CHE LA SFREGIANO, NON SOLO VOLERLI.

     Qui la partita attesa e accettata, rischia di condizionare in negativo il nostro assetto urbano. Vanno utilizzate le 2+2 corsie a corollario della nuova tensione urbana necessitante al Quadrante, affinché la Rete Locale interna e di relazione, per la fruizione del disegno della Città e Paesaggio, sia il più economicamente compatibile con il livello della nostra capacità e gerarchia territoriale.
     Non possiamo condividere le diverse ipotesi dell’ultimo lustro che ci vuole propinare, tra le aree antropizzate, l’Anas così come va progettando, nemmeno considerando il processo dei prevedibili mutamenti climatici e l’idrografia sotterranea, a riguardo della ipotesi peregrina delle tratte interrate oltre che mal poste.
     Questa deve essere lineare e non una gimkana come prospettato, che rallenta la velocità di percorrenza e sicurezza, creando nella città un imbuto dopo l’altro; un ostacolo alla percorribilità urbana o, in altro caso, un’ammazza paesaggio con i suoi rilevati tra i “Poli Urbani” considerati essenziali, da realizzare. Gli Organi provinciali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo battano un colpo.
     Dobbiamo pretendere che la 2+2 corsie debba potersi offrire ai viaggatori provenienti da nord o sud, come alternativa di percorrenza alla Autostrada per Reggio, soprattutto per ragioni di sviluppo turistico e commercializzazione del mercato agricolo. Questa deve il più possibile transitare fuori e a sud dagli abitati, per rendere fruibile e vitale la vita nei Siti Antichi, non il loro de profundis.

È SU QUESTO CHE NECESSITA IL CONFRONTO.

     È convinzione che il suo ingresso nel nostro territorio debba partire dal nodo realizzando di Doria, già indicato all’ANAS dal Prefetto Bagnato, in continuità dell’innesto della Roseto, sulla SS. 534.
     Il suo asse-tragitto deve salvaguardare i siti su cui sono state evidenziate presenze archeologiche e storiche, come ad esempio San Nico e Favella della Corte, per innestarsi sulla SSP 177, strada dell’Arberia, per Acri-Sila, quindi superstrada Crotone-Cosenza, facendo nodo a circa 3 km dal bivio di Cantinella, oltre Casachelle.
     Un Nodo da cui poter raggiungere il Porto e la sua Area Intermodale da farsi e, ancor prima, un Nodo che prefiguri un futuro nostro innesto su Ferramonti-Cosenza, così per la ferrata. Quindi la prosecuzione della 2+2 alle spalle di Palazzo San Severino di Valle Giosafatte, per servire i nostri vari luoghi urbani detti orrendamente “Scali”, il Nuovo Polo e i Siti Antichi, quindi il territorio di Crosia e Mandatoriccio, in una traiettoria capace di raggiungere il più rapidamente Catanzaro.
     La 2+2 non può essere pensata come un parallelo lungomare per diligenza, deve seguire i canoni autostradali, analizzando nuovi passi e possibilità di tracciato a dorso delle fenditure del tratto appenninico.
     Tema questo su cui i Sindaci dello Jonio da tempo avrebbero dovuto disquisire e deliberare.
     Queste e altre esigenze, se ben condotte, fondono le basi di una politica collettiva unitaria e territoriale vincente non considerata ma in grado di alleviare i bisogni oltre i nostri.
     L’obiettivo è far valere, su ogni questione, le nostre corali ragioni territoriali, sino a ottenere la ridefinizione della Programmazione Provinciale e Regionale.
     Poco importa il vanto aleatorio di annoveraci Terza Città della Regione, l’importante è l’Idea-Forza, il peso economico-politico-culturale che saremo in grado di consolidare e disvelare, ancora una volta.
     Questo obiettivo è possibile se il Governo della Città diviene “servizio materiale e culturale” dell’intero territorio e se porrà le sue realtà fisiche puntuali in aree facilmente raggiungibili da ogni contrada del quadrante, come sin dal tempo dell’Impero Romano è stato praticato.
     Abbiamo una Legge regionale sulla città da cui partire, grazie al colloquio sinergico tra Movimento e Politica, nella quale, tra gli obiettivi è definito appunto il “Nuovo Polo Urbano ove ha sede la casa del Comune”, da intendersi alla stregua di una “macro infrastruttura” puntuale a saldatura del territorio antropizzato esistente.

IN QUESTA “LEGGE GRAZIANO” È STATA PREVISTA L’ISTITUZIONE DI SETTE MUNICIPI D’AREA.

     Privi di personalità giuridica perché non intesi, sin dalla loro formulazione, quale strumento di riduzione dei poteri del Consiglio Comunale, che si vuole forte e decisivo, perché ciò ora necessità al Governo del nostro territorio. Questi sono palestre educative e di Azione Attiva per la promozione-formazione del soggetto “Uomo Città”.
     I Municipi d’Area avranno forme di partecipazione sulle deliberazioni che li riguardano, garantita dagli Organi Amministrativi del Comune e dalle iniziative di coesione assunte tra gli stessi.
     L’espressione “sperimentazione” data in legge non è mai stata intesa per “saggiarli” e estinguerli se mal “funzionanti” ma per tararli via, via al compito affermato; questi devono pensarsi come luoghi di ascolto e discussione delle istanze dei cittadini.
     Anche di questo si deve trattare nell’Atto proposto di Jonia, per meglio fissare più alte regole del vivere civile, iniziando dalla ridiscussione nei Municipi dello Statuto testé accettato, al fine di rafforzare la coesione sociale e la condivisione. 

     Non mancherà nell’Atto Costituente di aggiungersi e valutare i restanti servizi puntuali di interesse strategico, come le Sedi Societarie, Finanziarie e Assicurativi, la rappresentanza degli Enti Sovra Territoriale, Parchi, Giardini, accessi e uso della costa non inquinanti e quanto altro emergerà dal confronto del settore marinaro sui bisogni della città, come la/e Sedi dei Sistemi Culturali, Storici e Archeologici.
     Temi questi mai affrontati con raziocinio e interesse nei nostri Comuni, dal Crati, al Nicà, alla Sila Greca.
     La visione e riprogrammazione del territorio dovrà essere ampia guardando al prossimo lustro, alle minacce climatiche e alla condizione naturale dei luoghi.

NON È TUTTO.

     La Città per essere tale, nella sua aspirazione di freno alla contrazione economica della Calabria, ha bisogno come l’aria, oltre che del Polo Direzionale e Sanitario anche di un vasto avanzato “Polo di Ricerca e Studi Particolari”, da allocare nella ex Centrale Enel, al fine di istigare processi innovativi singolari nel campo delle ricerche dentro i vari aspetti del nostro essere territorio.
     Ricerche, ad esempio nel campo agricolo, avendo ad oggetto la protezione, rilancio e trasformazione “industriale” delle nostre antiche cultivar, distrutte da politiche regionali fagocitate da “ragioni di mercato”, facendone il marchio distintivo della biodiversità territoriale convinti della necessità di recuperare questo settore dentro le regole avvedute e sempre più accettate della qualità, che il globalismo ha annientato, spacciandocene altre.
     Polo questo, che ancor di più dovrà interessarsi, formando professionisti, dell’accoglienza turistica; delle tecnologie energetiche marine e di quanto altro si riscontri dalle cose reali qui esistenti e necessitanti. Sempre e solo collegandosi ai più esclusivi Laboratori di Ricerca.
     Polo di ricerca entro il quale dovranno sostenersi spazi per le Startup non quotate, rivolte all’innovazione delle PMI e settori d’interesse, organizzando Contenitori di Società di Investimento Semplice (venture capital) entro cui far veicolare l’interesse degli investitori, con vantaggio fiscale dell’imposizione sui redditi di capitale.

QUESTA È UN’OPPORTUNITÀ POSSIBILE CHE JONIA DEVE COGLIERE

     Quello che si chiede a tutti, fusionisti o meno, è concretizzare il patto che abbiamo definito “Atto Costituente di Jonia” da perseguire alla luce del compito assegnato, attraverso un Piano dedicato, in armonia con il territorio, riformulando le zone ex ASI-Commerciali, la Portuale mai protetta dal PRG e in ogni ipotesi di Variante e Piano Strategico pensato.
     Si dovrà perseguire una innovata saldatura interna a protezione della Città e del “Quadrante Thurino”, in una corale Area che non consentirà più il gioco delle tre carte agli Uffici Programmazione della Regione a riguardo della ripartizione economica-progettuale dei fondi, come avvenuto circa un quinquennio fa.
     È su questo obiettivo che può avere senso la prossima costituzione degli schieramenti politici a confronto e non sull’inesistente gridata, quasi antropologica, diversità.
     Jonia vuole essere una risposta alla decadente pretesa di considerarci territorio periferico insufficiente. Un modello che libera risorse non solo a livello locale.
     Qualunquistico? No.
     Siamo solo sul piano amministrativo, non mi importa il colore del gatto.
     Importa che acchiappi il topo!

Grande Italia o “Italiucola”

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Il “Tasso di occupazione (20-64 anni)” relativo al “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita” è uno degli indicatori più importanti per determinare il benessere di un Paese. L’infografica evidenzia una netta differenza tra il Nord e il Sud e isole che come si può notare incide sulla media nazionale, abbassando notevolmente il livello di qualità della vita di tutta l’Italia. (fonte: Benessere equo e sostenibile nelle regioni italiane, Istat, aprile 2023).

Ovvero, quanto è bollente la questione delle aree interne.

La consapevolezza di adeguare le politiche di pianificazione territoriale al principio europeo della coesione trova le sue origini in 3 atti emblematici: l’Art. 23 dell’Atto Unico Europeo del 1986; il Trattato di Maastricht del 1992; il Trattato di Lisbona del 2007. Una formulazione di obiettivi e strategie che si sono susseguiti per circa 50 anni, nel tentativo – fallito – di ridurre il divario e il ritardo di sviluppo tra i vari territori regionali.

UN INSUCCESSO CERTIFICATO DALL’ISTAT NEL SUO “RAPPORTO ANNUALE 2023

La situazione del Paese” [link: https://www.istat.it/it/files//2023/07/PILLOLE-RAPANN-2023.pdf], pubblicato lo scorso giugno, evidenzia quanto siano aumentate in Italia, e soprattutto nel Sud Italia, le disuguaglianze sociali e le sperequazioni territoriali.

Ad appesantire il quadro negativo della situazione il problema dell’abbandono dei piccoli centri rurali e montani e l’invecchiamento della popolazione, non più solo problemi meridionali, ma di gran parte dei Comuni italiani rientranti nelle cosiddette aree interne.

I dati, confrontati con quelli europei, mostrano che questa tendenza è diventata strutturale ed incide come una palla al piede per lo sviluppo dell’economia interna. E soprattutto, per ciò che viene definito il “motore della crescita futura”, le nuove generazioni!

LE GIOVANI GENERAZIONE NON POSSONO PIU’ ASPETTARE!

In Italia (2022) quasi un giovane su due di età compresa tra i 18-34 anni si ritiene deprivato delle chiavi del benessere: istruzione, lavoro, leve di coesione sociale, salute, benessere soggettivo, attrattività territoriale. Ad aggravare la situazione il meccanismo della trasmissione intergenerazionale della povertà che in Italia è più intenso che nella maggior parte dei Paesi UE!

L’Italia si salva se si salvano i giovani e si valorizza il loro ruolo sociale e produttivo nei territori di origine.

IL RUOLO DELLE POLITICHE MACROREGIONALI

Una visione macroregionale può contribuire ad armonizzare in una nuova prospettiva i fattori di sviluppo territoriali: valorizzazione culturale dei luoghi, economia locale e coesione sociale. Ma se la politica, con le ingenti risorse finanziarie nazionali ed europee di cui dispone, continuerà a considerare disgiuntamente questi tre fattori – senza cioè allinearli e integrarli – sarà difficilissimo e più costoso invertire la tendenza.

Il nostro impegno per il riordino territoriale e lo sviluppo delle aree interne inizia proprio da qui!

Sfettucciate con il 3° megalotto? Mancano le medaglie!

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Gentile Maurizio Silenzi Viselli, quale migliore piacere se non quello di leggere la satira sulla vastità culturale dei nostri uomini, messi in buona compagnia di Attila, Crotone, Nerone e l’ISIS, ben sorretto dall’Occidente in chiave anti-Assad e Russia, come del resto la Francia contro Gheddafi, in chiave anti-Italia. Ecco partorita la “spianata” di Palmira.

Non vorrei essere frainteso ma pecchi un pochino di tirchieria, non preoccuparti, succede ai migliori.

Sono molto combattuto, non so se suggerirti le mie intenzioni o bypassarti e premiare.

Hai dimenticato, che non solo di sfettucciamento vivono questi uomini ma anche di segni, come si dice oggi, basta che diano la sensazione, al popolo, che la politica se ne occupi.

La faccio breve, sperando che i non citati, parimenti meritevoli del riconoscimento, non si offendano.

Non volermene, ma candido per la prima medaglia, mi raccomando d’oro luccicante, tutti i Ministri dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che si sono succeduti, per l’ampio amore verso la Calabria e le sue misere antichità.

Faccio salvo il suo incolto fondatore, Giovanni Spadolini, tutti gli altri certamente la meritano.


Una seconda medaglia, d’oro purissimo, la merita il salotto buono, locale, della ricerca.

Mi riferisco a tutti i Funzionari, Soprintendenti e consulenti professoroni delle Università calabresi, responsabili degli scavi dell’attuale Parco Archeologico di Sibari, che con abnegazione, sin dal 1967, non hanno mai trovato di meglio che scavare con insistenza nel fango di quello che fu l’area del Porto di Sibari, portando alla luce molti cocci rotti, buttati lì da quei mercanti e marinai per liberarsene.

Lavori sempre diretti dall’allegra compagnia che di scavi dal 1967 ad oggi ha vissuto. Tutti premiati con incarichi ulteriori, tra applausi, festeggiamenti con maccheroni al ferretto, capretti alle rose e vini robusti provenienti dalle soleggiate colline che circondano la popolosa Sibari Arcaica.

Del resto non facevano così, come hanno raccontato, anche gli antichi molli sibariti?

Aimè, che importanza può esserci se è ancora lì sotto, ove sempre è stata e nessuno l’ha mai cercata, nonostante le vecchie preziose stampe ne segnalassero il luogo e che tu col ragionamento e l’analisi hai mostrato loro? Del resto non ha mica imparato a fischiare per farsi notare. Bisogna arrendersi.

La terza medaglia, stavolta di bronzo, ad ognuno secondo i meriti, va data agli illustri Sindaci di quei luoghi (da condividere con i redattori dei PRG) e ai “Governatori” dell’inutile dannosa Regione Calabria, poco interessati ai risultati e alla qualità del lavoro di chi ben lo fa.

Del resto l’importante è l’immagine data alla buona nomea dalla Stampa e dal popolo dei creduloni?

Soprattutto per questi è più importante la foto e la firma su qualche inutile pubblicazione pagata da noi. Del resto, si poteva negar loro questo trastullo? Vivono per questo, per fare carriera.

Che vuoi che gliene freghi del mito di Persefone, dei suoi luoghi e della moderna Thurii, realizzata così tardi, solo circa sessantasei anni dopo la distruzione di Sibari?

Perché poi dovrebbero sprecare tempo con te e il tuo lavoro? Sai Maurizio, sei pericoloso, potresti far venire qualche dubbio. Sarebbe un vero guaio, il dubbio è dei deboli, la certezza e l’intrigo dei forti. Tuttavia l’importante per loro è partecipare “ar’ammuina”, tante foto tra una sfettucciata e un bicchier di vino. Del resto non ci piace Bacco? Che vuoi che gliene possa fregare se la Sibari arcaica resterà sotto cemento, terra e bitume e se il prezzo lo paga, in termini economici, di storia e conoscenza, tutta la Piana di Sibari, le sue Imprese turistiche, i Cittadini e il futuro dei nostri figli.

Alla fin, fine, tutto ciò, a chi interessa?

Per favore Maurizio!

Che differenza vuoi che ci sia tra il turista chiassoso a cui siamo abituati, spesso dell’hinterland napoletano che si porta dietro le “buatte” di pomodoro e i pacchi di pasta e che nulla obietta contro la Centrale Enel, il Porto di Sibari interrato, il Crati su cui tutto viene sversato da Cosenza alla foce, il mare inquinato, le discariche sparse, e questo nostro fantomatico turista colto, di livello internazionale che, diciamo la verità, è troppo silenzioso, forse con la puzza al naso e che pretenderebbe chissà cosa?

Cosa dici, porterebbe movimento turistico vero, ricchezza e quattrini? Ne possiamo fare a meno. Siamo o no avvezzi a “santu ceca, ceca, aiuta i ricchi che i poveri ci sun ‘mparati”. Del resto cosa potremmo ribattere davanti alla loro gridata verità.

Questi, i turisti internazionali, dicono i sindaci, non verrebbero in ogni caso e non per colpa nostra, manca l’aeroporto!

Esagerare guasta sempre, mica si può pretendere lo stradone velocissimo dell’ANAS (70-120Km/h) e che parimenti tale Ente si interessi a queste quattro mura così vecchie e arcaiche.

Bisogna scegliere, accontentarsi, o ci teniamo i morti o accettiamo che lo stradone a più corsie gli passi sopra.

Non prendiamocela con l’ANAS, si sa come sono fatti questi, in molti si sono laureati, poi i concorsi, la politica, sai… si è vero, sono soprattutto…, non diciamolo.

Ancor meno prendiamocela col comitato “Basta vittime sulla 106″, questi sono bravi, giovani, impegnati nel sociale, vogliono solo che la gente resti viva. Lascia stare se hanno brindato con Pippo Franco, che abbiamo capito, non ti piace. Li conosco, loro di questi problemi di storia e archeologia non ne fanno questione, le ignorano semplicemente.

Del resto perché dovrebbero preoccuparsene se le Sovrintendenze tutte tacciono?

Tutto funziona così!

Del resto è l’Europa che lo vuole.

Che importanza, ad esempio, vuoi che gli abbia dato il Sindaco di Corigliano, ai Timponi di Favella, quando furono rasi al suolo, nonostante le buone raccomandazioni o se eminenti cattedratici e arcinoti geologi, nonostante denuncia, abbiano empiamente lasciato pannellare gli ultimi resti delle cinquecentesche mura di cinta di Corigliano con quei brutti prefabbricati in scheggiato di pietra anziché intervenire a tergo?

Gli architetti OACS? E… vabbé, esageri sempre, quelli dormono.

Perciò, caro Maurizio, lasciami salutare te e la piana, parafrasando Pasquino: «Buonanotte Popolo!». Buonanotte Sibari arcaica!

Tutti in piedi, ad applaudire, passa il Megalotto Anas N° 3.

P.S. Scusami, dimenticavo, ti raccomando, una medaglia d’argento va data a Wanna Marchi, piè veloce del governo gringo.

Cosimo Arch. Montera
Gruppo dei 100

AIPTOC CoRo aderisce al Festival dello Sviluppo Sostenibile

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Prosegue anche quest’anno l’impegno di APCO per la diffusione della cultura della sostenibilità e saremo presenti al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2021, promosso da ASviS, con un evento nazionale dal titolo “VALORI E COMPETENZE PROFESSIONALI PER LA TRANSIZIONE SOSTENIBILE” che si terrà mercoledì 13 ottobre alle ore 16:00 in modalità on-line tramite piattaforma Zoom.

L’Agenda ONU 2030, i recenti indirizzi di politica pubblica quali il Green New Deal della UE e il PNRR nazionale ed alcuni accordi (come Parigi 2015) hanno introdotto obiettivi chiari e sfidanti. Tutti sollecitano uno sforzo individuale e collettivo finalizzato alla costruzione di un futuro più sostenibile.

Ciò richiede un nuovo approccio culturale che orienti verso una rinnovata e leale partnership tra i diversi attori coinvolti nella definizione delle proposte e la realizzazione degli interventi. Non secondario, in tale prospettiva, il contributo concreto e fondamentale delle professioni.

Le COMPETENZE professionali sono funzionali alla realizzazione dei tanti progetti che si andranno a definire. Non bastano però le sole competenze. È necessario che i professionisti operino sulla base di VALORI che possano garantire impatti positivi, generativi, sostenibili, inclusivi e coesivi.

APCO, che rappresenta una delle categorie professionali che sarà maggiormente coinvolta, quella dei Consulenti di Management, è consapevole che tutte le professioni sono chiamate in modo sinergico a svolgere un ruolo fondamentale per vincere, positivamente, le sfide delle grandi transizioni.

Il tema sarà affrontato con autorevoli esperti di comprovata esperienza attualmente impegnati presso: Next Nuova Economia per tutti ed ASviS, UNI Ente Italiano di Normazione, Fondazione OIBR (Organismo Italiano di Business Reporting) ed Università di Verona, Università Pontificia Salesiana e CeSID della Luiss Business School, Università Magna Grecia di Catanzaro e XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati, Università della Calabria Unical.

L’obiettivo è di fornire ai partecipanti diversi spunti di riflessione in relazione alle dinamiche di cambiamento in atto per rispondere ad alcuni interrogativi, tra i quali:

Come si pongono i professionisti in tale scenario? Quali sono le sfide e le opportunità per i professionisti? Quali competenze sono necessarie per supportare efficacemente le diverse organizzazioni e garantire transizioni eque, sostenibili ed inclusive? Quali sono i valori richiesti al professionista?
L’evento APCO gode del patrocinio di UNI e della Fondazione OIBR ed è incentrato sui Goals 8 (Lavoro Dignitoso e Crescita Economica), 9 (Imprese, Innovazione e Infrastrutture) e 17 (Partnership per gli Obiettivi) ed è stato realizzato anche grazie al contributo di Entopan, ANPIT e Sensation Profumerie.

Per informazioni è possibile scrivere alla segreteria eventi di APCO all’indirizzo  eventi@apcoitalia.it.

La partecipazione all’evento è gratuita previa iscrizione da effettuare sul sito www.apcoitalia.it al seguente link: https://bit.ly/3muSYUp.

Festa della Natura in Città

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Giornata alla scoperta della biodiversità e alla presentazione del progetto “Un albero per il futuro” a cura del Nucleo Carabinieri Biodiversità del Patire (Corigliano-Rossano)

Domenica 10 ottobre 2021 – dalle 10 alle 13 – si terrà l’evento “Urban Nature” promosso dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Cosenza – Sezione del Patire (Corigliano-Rossano). Il progetto ha l’obiettivo di promuovere «oasi urbane che regalano bellezza, benessere, protezione, aria e acqua pulita, cibo» con l’obiettivo di informare i cittadini e renderli più consapevoli sul tema della biodiversità e della valorizzazione del patrimonio ambientale.

L’evento, promosso con il WWF, si svolgerà sotto il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), in collaborazione con Carabinieri e ANMS (Associazione Nazionale Musei Scientifici), e la partnership ufficiale di “Parchi Agos Green&Smart”.

Location dell’iniziativa il Parco Comunale “Fabiana Luzzi” di Corigliano-Rossano che vedrà – oltre all’apertura dello Stand della biodiversità dei Carabinieri – la messa a dimora delle piantine del progetto “Un albero per futuro” e dei semi nelle aiuole ad opera dei bambini presenti.

AIPTOC alla Giornata del Camminare 2021

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Sulla via dei briganti alla scoperta delle bellezze naturalistiche del territorio JoniCo-Silano.

La Delegazione Territoriale di Corigliano-Rossano di AIPTOC (Associazione Italiana Professionisti del Turismo e Operatori Culturali) – in collaborazione con le Associazioni Cammino Basiliano, Insieme per Camminare e SosteniAmo – ha aderito all’iniziativa nazionale di Federtrek per promuovere il turismo nelle località montane.

Come ha commentato il Presidente AIPTOC Giuseppe F. Zangaro «iniziative di questo tipo hanno una plusvalenza legata alla valorizzazione del ‘bene comune’ montagna, ma rappresentano anche un momento di socializzazione e, perché no!, di microimprenditorialità. In realtà, le potenzialità della zona montana compresa tra Piana Caruso e Longobucco, afferente soprattutto al territorio di Corigliano-Rossano, ha delle potenzialità enormi che spaziano dall’utilizzo sostenibile delle risorse boschive.

In occasione della partecipazione al Concorso Futur-e per la riqualificazione della Centrale Enel di Rossano, il sottoscritto, in qualità di project-lead dell’Università della Calabria, ha avuto modo, ad esempio, con il team di docenti universitari e ricercatori del CNR di appurare che 100 ettari di bosco possono generare ricavi per 30mila Euro all’anno, semplicemente raccogliendone i suoi frutti, pulendo il secco di sentieri e sottobosco – anche nell’ottica di prevenire gli incendi–, organizzando una piccola ricettività turistica, introducendo alcuni servizi per gli escursionisti. Una vera e propria ricchezza che non richiede grossi investimenti se non il fatto di crederci veramente e trasformare le parole in fatti».

Giuseppe F. Zangaro (Presidente Delegazione Territoriale AIPTOC)
Michele Abastante (socio Associazione “Insieme per Camminare)
Flaviano Lavia (referente territoriale del Cammino Brasiliano e socio AIPTOC)
Graziella Colamaria (socio Associazione “SosteniAmo)

Un ringraziamento particolare va ai veri promotori dell’iniziativa nelle persone di Flaviano Lavia, referente territoriale del Cammino Basiliano, nonché socio fondatore della delegazione territoriale di AIPTOC; a Michele Abastante, socio dell’Associazione “Camminare insieme” e Graziella Colamaria, socia di SosteniAmo.

Si tratta di cittadini e professionisti da sempre impegnati nella promozione turistico-culturale del territorio che stanno cercando di fare sistema per rendere più efficace la loro azione anche nell’ottica di favorire la nascita di una nuova economica dei beni comuni e culturali, a loro parere risorsa di grande pregio per il territorio della Piana di Sibari.

Durante il trekking naturalistico – grazie ad Eugenio De Simone, ricercatore storico –sarà possibile ascoltare storie e racconti popolari sui briganti della Sila.

La GIORNATA NAZIONALE DEL CAMMINARE 2021 si terrà domenica 10 ottobre partendo alle ore 8:30 da Piazza Traforo nel Centro Storico dell’Area Urbana di Rossano. Per i dettagli consulta la locandina allegata a questo articolo.

PARTECIPAZIONE GRATUITA • PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA:
Flaviano Lavia 339 5290644 – Michele Abastante 392 0740219
Mail: sosteni_amo@libero.it

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Parte dalla patria dei santi Nilo e Bartolomeo il rilancio del dialogo ecumenico

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A fare da sfondo, la presentazione del libro di Domenico Campana “Il Monaco e l’Ebreo. Nella Magna Grecia bizantina agli albori dell’Umanesimo”, edito da conSenso publishing, nel chiostro del Museo Diocesano e del Codex, alla presenza di tre Vescovi, mons. Maurizio Aloise, che guida l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, mons. Donato Oliverio, Eparca di Lungro, e mons. Luigi Renzo, vescovo emerito di Mileto-Nicotera-Tropea.

E’ stato proprio mons. Aloise, nel suo messaggio ai fedeli dopo la sua elezione alla guida dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, a fare riferimento ad una «rilanciata esigenza di dialogo ecumenico con il mondo ortodosso bizantino, come sollecitato da Papa Francesco» nonché al richiamo ad «una collaborazione, in questo senso, con la confinante Eparchia greca di Lungro, perla bizantina in Calabria» che «potrà significare certamente per noi un’ottima spinta anche nella prospettiva ecumenica». Dare linfa al dialogo con il mondo ortodosso significa, rafforzare il canale dell’ecumenismo: a partecipare al confronto sul libro di Campana – che approfondisce un contesto culturale e religioso nel quale operano due personaggi, San Nilo, monaco italo-greco e Donnolo, ebreo, medico e filosofo – sarà anche Virgilio Avato, ecumenista e delegato dell’assemblea interparlamentare ortodossa per i rapporti con le istituzioni cattoliche, il quale ricorda la recente assemblea generale dell’Interparliamentary Assembly on Ortodhoxie (IAO) che si è svolta a Creta con la partecipazione, per la prima volta, dell’International Catholic Legislators Network, la rete di parlamentari cattolici di tutto il mondo nata nel 2010. Avato, nel sottolineare le conclusioni dell’assemblea generale, ha ricordato che le due associazioni «di comune accordo, hanno concordato di proporre alle rispettive Chiese la celebrazione della Pasqua nello stesso giorno e di dichiarare il Monastero greco di Grottaferrata, simbolo della Chiesa indivisa del primo Millennio».

Un invito a riflettere ‘al tempo presente’ sul significato del dialogo interreligioso, presupposto ed essenza dell’ecumenismo, è Mons. Luigi Renzo, che ha scritto la prefazione al libro di Campana.

«In una fase storica come la nostra in cui il dialogo interreligioso ha allargato gli orizzonti conoscitivi ed interattivi – scrive infatti mons. Renzo – il recupero e la riproposta dell’esperienza di dialogo anticonformista» tra San Nilo ed il medico, filosofo Donnolo è emblematica soprattutto per il periodo storico in cu si sviluppa. Ma i profeti, e tali dobbiamo ritenere S. Nilo e Donnolo, sanno prevenire i tempi e le stagioni». Donnolo rappresenta la cultura ebraica plurale – sottolinea mons. Renzo – che si sa allargare al pensiero neoplatonico, alla scienza dell’astrologia, al simbolismo dei numeri, ingredienti questi a cui nemmeno S. Nilo sa rinunciare, provando a dialogare proprio con l’ebreo, a cui chiede spesso in prestito dei libri. Il Rossanese da giovane sembra assorbirne abbastanza il fascino fino a quando, a 30 anni, decide di tagliare con tutti e di allontanarsi dalla città per dedicarsi alla vita monastica, senza per questo rinunciare al suo mondo, vedi l’esercizio dell’arte calligrafica che lui continuerà a praticare insegnandola anche ai suoi monaci».

Il Monaco e l’Ebreo agli albori dell’Umanesimo nel saggio-reportage di Domenico Campana

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Perché l’Umanesimo, movimento culturale rigeneratore della tradizione classica e “rivoluzionario” nel modo di pensare il ruolo dell’uomo nel mondo, si afferma fuori dai confini della Magna Grecia bizantina, Calabria in particolare, fonte di pensiero classico greco-romano che ha concorso alla sua nascita? A contribuire a dare una risposta è il libro di Domenico Campana dal titolo “Il Monaco e l’Ebreo. Nella Magna Grecia bizantina agli albori dell’Umanesimo” che sarà presentato il 28 settembre 2021 alle ore 18 nel Museo Diocesano e del Codex nel centro storico di Rossano.

L’evento culturale sarà introdotto e coordinato da Virgilio Avato, ecumenista e Delegato della Interpaliamentary Assembly on Orthodoxy per i Rapporti con le Istituzioni Cattoliche e vedrà gli interventi di S.E. Mons. Maurizio Aloise, arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati; S.E. Mons. Donato Oliverio, vescovo dell’Eparchia di Lungro; S.E. Mons. Luigi Renzo, vescovo emerito di Mileto-Nicotera-Tropea; Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano; Giuseppe F. Zangaro, CEO della casa editrice conSenso publishing.

Concluderà l’autore del libro, Domenico Campana.