Storie di galantuomini di Giuseppe Roma

Venerdì 21 maggio alle ore 18, la libreria Mondadori di Cosenza propone un incontro online sul libro di Giuseppe Roma, “Storie di Galantuomini” pubblicato da conSenso publishing.

Link per partecipare con Google Meet:
https://meet.google.com/kbt-jcmr-apm?hs=224

In diretta sulla pagina Facebook conSenso publishing
https://m.facebook.com/consensopublishing/live

Storie di Galantuomini di Giuseppe Roma si inserisce a pieno titolo in quel filone della letteratura meridionalistica che tanto ha dato alla letteratura italiana. La storia narrata nel romanzo è ambientata nella Calabria di metà Ottocento, in particolare a Castroregio, paese natio dello scrittore, e a Oriolo, dove la visitazione dell’antico palazzo di Santo Stefano ha non poco influito sul racconto. Ricordi autobiografici, pezzi di storia dell’epoca risorgimentale, con particolare riferimento ai fratelli Bandiera, antiche tradizioni culturali arbëreshë si intrecciano mirabilmente fra loro, in un fluire narrativo lento e cadenzato. La storia ivi raccontata vuole rappresentare la lotta eterna del potere che, attraverso violenze, vessazioni di ogni genere, trasformismi politici ed in ultimo anche nell’indifferenza per la tragica sorte di due giovani vite, cerca di perpetuare se stesso.

Giuseppe Roma, è nato a Castroregio, piccolo paese di origine arbëreshe dell’alto Jonio cosentino. Professore Ordinario di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università della Calabria, ha svolto un’intensa attività di ricerca. Nello stesso istituto è stato Senatore accademico, Direttore del Dipartimento di Archeologia e Storia delle  Arti, e Direttore del Centro Interdipartimentale di Diagnosi, Conservazione e Restauro. Tra le tante pubblicazioni in ambito scientifico ricordiamo: Religio Rusticorum. Gli affreschi della cupola dell’Annunziata ad Amendolara (1985); S. Maria di Anglona. Struttura architettonica e decorazione pittorica (1989); Don Aquilante Rocchetta cavaliero del Santissimo Sepolcro, Peregrinatione di Terra Santa e d’altre provincie (1996); La Madonna e l’Angelo (2001); Itinerari bizantini nel Mediterraneo  (2009); Sulle tracce di San Nilo. Indagini archeologiche nell’abbazia di Grottaferrata  (2009); I Longobardi del Sud (2010); Jews, Christians and Muslims along the Mediterranean Basin: an Archaeological Overview (2012).

Alla scoperta del MUSAAC

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Gli studenti del Living Lab dell’ITAS-ITC di Rossano scoprono il nuovo museo in allestimento nell’area urbana di Corigliano, MUSAAC.

Nell’ambito del progetto PON “Living Lab: turismo a Corigliano-Rossano”, gli studenti delle classi VB e VC hanno svolto una sessione del progetto, incontrando il gestore del Museo in allestimento di Arte Antica e pre Cinema (MUSAAC) Giacomo Felicetti. 

Nell’edificio ottocentesco, Palazzo Donna Maria, messo a disposizione dall’Avv. Luigi Passerini e dalla sua famiglia, sarà esposto un vasto patrimonio di antichità e tesori d’arte, unici nel loro genere, di ogni epoca e nazionalità, messe insieme in oltre trent’anni da Giacomo Felicetti. La collezione di oltre 6000 opere comprende antiche lanterne magiche e macchine del cinema, oggetti liturgici, iconografie e statue, presepi, libri e molto altro; verranno disposti in apposite sale con una scheda di commento, per facilitarne la consultazione, e seguendo un determinato percorso così da valoriᴢᴢarne l’ecceᴢionalità. In seguito ad uno speech tenuto dal dott. Giuseppe F. Zangaro, docente esperto esterno, sulla nascita e funzione dei musei, il gestore ha raccontato il modo in cui negli anni è entrato in possesso di oggetti, opere e manufatti collezionandoli e, infine, esponendoli in un museo per consentirne la fruizione al pubblico. 

«…Tutti i musei nascono dalle passioni e la mia è quella per i presepi, sono sempre rimasto affascinato dal loro messaggio di fede e così ho iniziato a collezionarli…» esprime così la sua passione.

Alcune pagine del libro sul Codex Purpureus Rossanensis di Gebhardt e Harnack (Lipsia, 1880)

Dopo aver visto alcuni pezzi della collezione quali: I vangeli, la traduzione di Padre Carlo M. Curci e le tavole di Gustavo Dorè, con i bassorilievi in bronzo di Giuseppe Marinucci sulla copertina, l’Evangelarium Codex Graecus Purpureus Rossanensis di Adolf v. Harnack, Theodor von Zahn e Oscar von Gebhardt, con testi interamente in tedesco e illustrazioni delle miniature del Codex Purpureus Rossanensis; e la lanterna magica Zeiss di fine ‘800, che aveva la funzione di un proiettore in cui si utilizzavano delle diapositive in vetro dipinto; gli studenti, accompagnati dalla tutor prof.ssa Caterina Ioele, sono partiti alla scoperta della collezione contenente presepi e oggetti, usufruendo di un’esperienza unica, un meraviglioso viaggio attraverso secoli di storia.

Il MUSAAC verrà aperto al pubblico entro quest’anno e potrà essere visitato nel Centro Storico di Corigliano nella centralissima piazza posta all’inizio della storica via Roma.

Mariagrazia Martino e gli studenti della VB e VC TUR ITAS-ITC “Rossano”

Covid-19 e turismo. Un’indagine di mercato illustra come cambia il modo di viaggiare.

Promosso da Europ Assistance, il sondaggio online ha coinvolto gli utenti dei siti di viaggi del network Valica: PaesiOnLine, Turisti per Caso, TravelFool,TrueRiders e GoodTrekking. Cinquemila risposte, rilevate dal 10 al 18 marzo 2021, hanno restituito un campione significativo di dati utili per capire gli aspetti più importanti che il viaggiatore considera nella scelta della destinazione turistica.

Dalla survey si deduca la presenza di viaggiatori ancora abbastanza timorosi rispetto a eventuali viaggi nel 2021, a causa delle restrizioni e dei rischi legati al Covid-19.
La maggior parte si dichiara infatti interessata a servizi aggiuntivi per tutelare la propria salute e il proprio viaggio.

Tra questi, spicca la ricerca di strutture ricettive che forniscano assistenza sanitaria, protezioni per inconvenienti causati dal Covid-19, servizi per smart working e soprattutto la possibilità di cancellare la prenotazione fino al giorno prima della partenza.

In controtendenza rispetto ai dati pre-pandemici, i viaggiatori risultano perciò disposti a scegliere soluzioni di viaggio meno economiche pur di ottenere alcuni servizi aggiuntivi.

Living Lab sul turismo con destinazione Corigliano-Rossano

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Il Progetto fa riferimento al PON “Living Lab: turismo a Corigliano-Rossano” dell’ITAS-ITC ROSSANO e prevede la formazione di professionalità capaci di risolvere problemi e analizzare processi, attraverso la sperimentazione simulata di tipiche situazioni gestionali d’impresa. Le attività hanno l’obiettivo di creare un Living Lab Turistico sul processo di posizionamento che richiede creatività e un’attenta analisi di lunghe serie di dati, quindi la creazione di un’immagine della destinazione; e sulla realizzazione di un sistema integrato di servizi turistici. Prevede lo svolgimento di attività rivolte ai cittadini residenti e ai turisti, coinvolgendo istituzioni, associazioni e attività produttive, il cui risultato finale sarà quello di elaborare uno studio su come Corigliano-Rossano è presente sui social, un documento strategico molto importante, in cui si individua la strategia da usare a livello economico e culturale. L’obiettivo è quello di creare un’offerta integrata e coordinata per promuovere gli attrattori turistico-culturali di Corigliano-Rossano. Lo Spin Off dell’Università della Calabria “Smart City Instruments” che sviluppa e produce prodotti e servizi innovativi per la smart innovation, elabora, strumenti software e hardware in linea con le tendenze di uso dei marcatori identitari distintivi; stimola i cittadini a migliorare le modalità di accoglienza ed incoraggia le imprese locali ad investire ed innovare, nel nostro caso, nel settore del turismo.

Le classi VB e VC dell’ITAS ITC del progetto PON “Living Lab: turismo a Corigliano-Rossano”

Ciò è quanto si ripropone di fare la scuola attraverso il Living Lab, che, in questa particolare situazione, in cui versa tutto il mondo, è ammirevole come garantisca, anche se con molte limitazioni, l’effettuazione del progetto e l’interazione necessaria a dare un senso di normalità questa realtà ormai stravolta, dando un ruolo rilevante al turismo e alla cultura. Docente esperto esterno è il dott. Giuseppe F. Zangaro che ha impostato le attività progettuali incentrandole su aspetti pratici ed innovativi, dando un ruolo di grande rilievo agli studenti che avranno il compito di elaborare una proposta concreta da sottoporre all’Amministrazione Comunale.

Da sinistra: i tutor del corso prof.ssa Silvia Citi e la prof.ssa Caterina Ioele con il docente esperto esterno prof. Giuseppe F. Zangaro

 «La scuola ci dà l’opportunità di fare un’esperienza nuova e concreta di interfacciarci con una realtà che credevamo inesistente o lontana dalla nostra, grazie al Living Lab abbiamo la possibilità di fare conoscere la nostra città piena di cultura e bellezza agli altri» esprime così la sua opinione una delle studentesse del corso.

Una sessione del Living Lab dedicata al turismo esperenziale alla scoperta del Cammino Basiliano con il referente territoriale Flaviano Lavia e Carlo Marsico, guida certificata che sta percorrendo l’itinerario turistico di circa 1.200 km

Tutto questo è reso possibile grazie alla partecipazione e alla collaborazione degli studenti delle Classi VB e VC indirizzo Turismo, al coinvolgimento delle docenti Silvia Citi e Caterina Ioele, e soprattutto alla Dirigente Scolastica dr.ssa Anna Maria Di Cianni che è riuscita ad ottenere il finanziamento di questo importante Progetto PON.

Su Youtube la sessione dedicata al Turismo Esperenziale:
https://youtu.be/GK37ozLsVDQ

Articolo a cura di Mariagrazia Martino e gli studenti del PON

Nasce in Calabria la prima Delegazione Territoriale AIPTOC

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PER PROMUOVERE E QUALIFICARE LE PROFESSIONALITÀ DEL TURISMO

Costituito il primo organo territoriale dell’Associazione Italiana Professionisti del Turismo e Operatori Culturali (AIPTOC) con sede nella terza città della Calabria, Corigliano-Rossano, da poco città unica e importante laboratorio socio-culturale dalla storia millenaria, ricca di beni culturali, paesaggistici e naturalistici.
Tra le prime azioni del Consiglio Direttivo, insediatosi lo scorso 13 marzo, l’approvazione del programma operativo volto a contribuire alla creazione di un sistema turistico-ricettivo territoriale con al centro il marketing, la digitalizzazione e la formazione professionale.
Come ha dichiarato il Presidente Giuseppe F. Zangaro «il turismo è una delle più importanti espressioni sociali e culturali di una comunità; con esso si misura il livello di inclusione sociale, la qualità dell’accoglienza e la capacità di tutelare e valorizzare il patrimonio dei beni comuni».
Di qualificato spessore professionale il Comitato Direttivo che vede come vice-Presidente il regista e creativo Gianluca Sodaro, Giuseppe Lefosse (segretario), Giovanni Coppola e Gennaro Celestino (consiglieri).

L’AIPTOC è un’Associazione Nazionale inserita nell’Elenco delle Associazioni Professionali che rilasciano l’Attestato di qualità e di qualificazione professionale riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ai sensi della legge 4/2013 ed è costituita da rinomati professionisti e soci che hanno l’obiettivo di sviluppare competenze nel settore turistico e nella gestione del patrimonio culturale. In virtù di questi valori statutari, sin da subito la Delegazione Territoriale, ha chiesto l’assegnazione delle prime borse di studio per lo svolgimento di Corsi certificati e qualificanti indirizzati ai soci aventi diritto.
In linea con le direttive del Presidente Territoriale, la Delegazione tutta è già al lavoro per svolgere un ruolo attivo per la valorizzazione turistico-culturale del territorio e la qualificazione professionale dei propri iscritti.

Per ulteriori informazioni è possibile scrivere una mail a aiptoc.coriglianorossano@gmail.com oppure collegarsi ai seguenti indirizzi web/social:
www.aiptoc.it
www.lacittanuova.org/aiptoc
www.facebook.com/Aiptoc-Corigliano-Rossano-103208648508907

Idee da sviluppare per un ritorno alla cultura della politica

Pubblico un articolo scritto a quattro mani con il compianto prof. Giuseppe Roma, Professore Ordinario di Archeologia Medievale del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria. Si tratta di alcuni spunti e riflessioni per tornare ad una politica pensante e lungimirante. Il progetto, nato 3 anni fa, vide il coinvolgimento di accademici del campo umanistico, ai quali fu chiesto di riflettere sul relativismo che a volte campeggia nelle Università, oggi quasi esclusivamente fucina di innovazione tecnologica, piuttosto che di evoluzione del pensiero.
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Si sa che storicamente un sistema socio-politico subisce delle trasformazioni e alla fine declina. Sperare di perpetuarlo produce danni ancora peggiori. Il sistema attuale, è noto, ha avuto come espressione politica partiti “ideologici”, che Bell (1965) ha definito religioni secolari. Non è questa la sede per affrontare tutto il dibattito critico (Aron 1955; Francis Kukuyama 1989; Gamble 2000, per citarne alcuni), ma rischiando la banalizzazione si può affermare in estrema sintesi che “le due religioni politiche” (capitalismo e marxismo), nate sul tronco dell’idealismo, hanno immaginato di risolvere i problemi dell’umanità con sistemi astratti, calati dall’alto, che potevano essere applicati indifferentemente in Russia o in Cina, in Italia, in Francia o in qualsiasi paese, prescindendo dalla Storia e dalla Cultura dei luoghi. Al centro dei due sistemi vi era lo sviluppo economico, che da solo, poteva determinare il “progresso” e per “progresso” si intendeva solo la crescita materiale della società. Funzionale alla crescita materiale era anche la politica culturale, tutta appiattita sul sapere “tecnico” a danno di quello “umanistico”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Una società senza cultura (cultura non nel significato di erudizione o semplice sapere tecnico, ma come visione e sentimento della Storia e della Natura) equivale a una civiltà senza una struttura sociale, in cui l’attuale mitologia del fare, del pensare solo all’oggi, a “ora e subito”, frantuma i legami tra le persone, isola ognuno nel proprio egoismo da competizione, causa una sorta di depressione sociale, in cui qualsiasi altra dimensione è preclusa, perfino quella di un futuro, che non solo non si pensa, ma non si riesce neppure a immaginare.

L’odierna frammentata civiltà tecnocratica, senza una dimensione culturale vera, non sarà mai in grado di generare un’etica della responsabilità collettiva in grado di tenere unita la società. La Storia, infatti, è il prodotto dell’attitudine creativa dell’essere umano, il quale è libero solo perché, a differenza degli altri esseri viventi, quotidianamente è posto davanti all’”albero della conoscenza del Bene e del Male” e ha la possibilità di scegliere la sua strada.

È utile ricordare, che l’Ottocento è stato anche l’incubatore del concetto di Nazione e dei nazionalismi. Oggi, però, i confini nazionali non sono più sufficienti a controllare processi che sono diventati globali e le politiche nazionali, frammentate, non sono in grado di imporre decisioni politiche a vantaggio dei loro territori.

Può accadere, allora, che il malessere sociale, di fronte all’impotenza della Politica a dare risposte adeguate, si trasformi in rifiuto totale dei processi democratici e favorisca l’ascesa di soggetti populisti, come già sta avvenendo (Grillo in Italia, l’alleanza tra la francese Le Pen e l’olandese Wilders).

Occorre perciò che la Politica riacquisti il primato attraverso una nuova progettualità, che sia al passo con la Storia e che diventi punto di riferimento ideale e di consenso sociale (si ricordi sempre che più del 30% degli aventi diritto al voto si astiene).

Per essere all’altezza del compito e mettere il treno della Politica sui binari della Storia, preso atto che le scelte politiche nazionali sono inadeguate a governare processi sovranazionali, si propone:

Soggetto politico nuovo. Il soggetto politico nuovo non potrebbe avere successo se si dovesse ispirare a progetti sociali e politici di stampo ideologico già alle nostre spalle e ormai desueti. Destra, Sinistra e Centro, sono oggi solo distinzioni fittizie, vuote di contenuti programmatici, in assenza dei quali si vota un soggetto non per i significati politici che propone, ma perché “ispira” istintivamente più fiducia. La disinvolta “transumanza” politica ne è prova convincente.

L’esigenza di un capo che comandi (leader), è stata prerogativa in un primo momento delle tribù barbariche (si afferma il più forte e il più astuto). La monarchia è stata un traguardo successivo. In Democrazia si è avuto sempre la percezione, che chi era al vertice di un’istituzione, fosse un “primus inter pares” più che un “capo”. DC, PC, PSI, non erano, infatti, i partiti di De Gasperi, Togliatti e Nenni, ma progetti politici e sociali largamente condivisi.

I grandi partiti del recente passato hanno però esaurito il loro slancio propositivo con l’entrata in crisi del sistema socio-economico formatosi nell’Ottocento e sviluppatosi fino agli anni 70 del secolo scorso.

Lo spartiacque ideale oggi non corre più tra Destra, Sinistra o Centro, ma tra una visione, ancora legata al passato, che pone l’Economia al centro dei processi, finalizzando tutta l’azione umana alla produzione di beni materiali, e un’altra concezione che immagina l’Uomo al centro dei processi, una sorta di nuovo Rinascimento, che ritiene la crescita culturale come unica possibilità di riprogettare un futuro più “abitabile” per le nuove generazioni.

PUNTI DA SVILUPPARE

Gli Stati Nazione non sono più in grado, con la globalizzazione, di contenere all’interno dei loro confini la Storia del mondo, né dal punto di vista culturale, né etnico, né religioso, né economico e neppure linguistico. I riferimenti identitari, faticosamente costruiti dopo l’Unità d’Italia, sono saltati. Si pensi che nel 1861 appena il 4% si esprimeva in lingua italiana. Il resto della popolazione parlava dialetti, alcuni incomprensibili fra loro.

In Francia, solo nella prima metà del 1500, il Re impone l’uso del Francese all’alta burocrazia. Tutti si esprimevano nei dialetti (d’oc, d’oïl, bretone, normanno…). Fu solo dopo la Rivoluzione francese, che la massa della popolazione incominciò a parlare la lingua che, attraverso la pubblica istruzione, diventò la lingua nazionale. Per creare un riferimento identitario (mito delle origini), si emarginarono le minoranze esistenti all’interno dei territori o si crearono falsi miti come, per esempio, quello dei Germani. Oggi la Storia ha rimescolato le carte e non si può più tornare indietro, ma, soprattutto, gli Stati Nazione sono diventati entità troppo piccole per risolvere situazioni molto complesse.

È possibile eleggere un unico parlamento dell’Europa eletto dai cittadiniOggi l’Europa, a causa di una politica solo economica, è diventata impopolare. È necessario incominciare a ‘ripensare’ l’Europa come luogo della Storia comune, come mosaico di popoli, aventi la stessa cultura e la medesima visione del mondo, originate dal pensiero Greco e dai vari Rinascimenti (Costantiniano, Federiciano, Carolingio, Rinascimento fiorentino, Neoclassicismo…).

Dopo l’esperimento della moneta unica, i movimenti populisti di oggi si pongono come obiettivo la regressione politico- monetaria all’interno dei confini nazionali: un ritorno alla vecchia Europa. Per contrastare questa pericolosa china, è insufficiente la ricetta degli attuali Partiti, ancorati a schemi socio-culturali dell’Otto/Novecento, ma è necessario indicare NUOVI PUNTI DI RIFERIMENTO IDEALI.

Aree culturali o Macro Regioni. Un’Europa con un solo Parlamento sarebbe un soggetto politico fortissimo, tale da mettersi alla pari, se non superare, Entità come Russia, USA, Cina, India, Brasile.  Potrebbe, tuttavia, essere percepito dai cittadini come soggetto poitico distante e non adatto allo sviluppo dei singoli territori. Questo potrebbe essere vero, se la NUOVA EUROPA nascesse nel solco dei superati schemi ideologici (destra, sinistra, centro). La Nuova Europa, si dovrebbe caratterizzare, in primis, come soggetto culturale esaltando al massimo le tessere del suo mosaico, vale a dire tutte le aree omogenee dal punto di vista culturale (Catalogna, Baschi, Scozia, Bavaria, Italia meridionale, Centrale e Settentrionale, Valloni, Fiamminghi…). Tutte queste aree potrebbero avere, poi, forme di governo locale collegate al governo centrale, per poter meglio rispondere alle esigenze diverse dei vari territori (da studiare quali prerogative lasciare al centro e quali alle aree…).

Le Macro Regioni avrebbero il compito di puntare su nuovi modelli di sviluppo materiale e immateriale in linea con la vocazione storica dei loro territori.

Si consideri che oggi, con la fine del “modello di sviluppo industriale” quasi tutti i territori sono abbandonati a sé stessi (tranne piccole, isolate e non coordinate iniziative). È necessario allora riavviare tutte le attività che, prima della rivoluzione industriale, costituivano il motore del “sistema territorio”. È utile ricordare che le campagne costituivano il luogo della produzione. Riavviare di nuovo il sistema e coordinare le attività (prodotti del territorio, piccole aziende di trasformazione, turismo, percorsi culturali, attività di servizio…) con l’ausilio delle nuove tecnologie, significherebbe creare occupazione produttiva, esaltare le identità territoriali e dare una speranza di futuro ai giovani.

Aree urbane. Ottomila comuni, alcuni dei quali con meno di 100 abitanti e in via di spopolamento, non solo non sono più concepibili, ma costituiscono un problema per lo stesso territorio che è lasciato all’abbandono e in preda al dissesto idrogeologico. I piccoli centri, però, sono anche una pagina di Storia che non si può cancellare o lasciare deperire. Come intervenire, senza che vi sia il solito e inutile spreco improduttivo di risorse?

È noto che l’unica città che abbiamo in mente è la polis greca, tutta concentrata in uno spazio. Vi era, però, anche un altro modello di città, quella italica, che era costituita da villaggi sparsi sul territorio tra loro federati politicamente ed economicamente.

Questo modello potrebbe tornare attuale per tante aree omogenee sia culturalmente che geomorfologicamente, dove insistono centri abitati di piccole dimensioni, che potrebbero federarsi fra di loro e costituire un’unica area urbana. Il numero minimo per costituire un’area urbana dovrebbe non essere inferiore ai 30.000 abitanti.

I centri abitati attuali diventerebbero i quartieri di questa città sparsa sul territorio, collegati fra loro con le nuove tecnologie informatiche.

Le aree urbane potrebbero presentare progetti per lo sviluppo complessivo del loro territorio per esaltare i prodotti materiali e immateriali che sono alla base della loro identità e promuovere corsi di formazione per integrare nuovi “abitanti” disposti a partecipare alle attività del territorio e a ripopolare in parte le case abbandonate dei centri interni.

Immigrazione. Uno dei fenomeni che caratterizza il nostro tempo è la mobilità di masse di persone che si spostano dalle aree più povere verso quelle più ricche. Sono fenomeni che, se non governati, possono non fermarsi al malessere sociale, ma balcanizzare l’Europa.

Il fenomeno, se governato, può, invece, essere un’opportunità. Tutte le aree dell’Europa soffrono di un forte calo demografico e di invecchiamento della popolazione. Si sta verificando la stessa situazione, che alla fine del XV secolo investì anche l’Italia meridionale: villaggi abbandonati fin dal Medioevo, aree territoriali spopolate e territori in dissesto.

I Sanseverino di Bisignano in Calabria ripopolarono, investendo ingenti somme, ben 25 casali con gli Albanesi in fuga dai Balcani per l’occupazione turca e, dopo qualche generazione, gli Albanesi si integrarono così bene che le guerre risorgimentali in Calabria furono combattute in maggioranza dai giovani provenienti dai villaggi albanesi. Così fecero, nel 1600, anche i Serra di Cassano: investirono ingenti somme per risanare i territori, costruire case e distribuire sementi e bestiame ai nuovi arrivati e, dopo qualche anno, potevano affermare: “È vero che abbiamo investito migliaia di ducati, ma già al terzo anno, non solo siamo rientrati delle somme spese, ma ci abbiamo anche fatto un guadagno”. È inutile dire che territori, che erano abbandonati, tornarono a fiorire e consentirono ai feudatari di allora di condurre una vita ancora più agiata.

Per Cicerone, la grandezza di Roma fu determinata dall’integrazione degli stranieri nel proprio sistema civico e il cambiamento della città da semplice villaggio di pastori a capitale del mondo avvenne proprio grazie a questi presupposti. Le città greche che tennero sempre lontani gli stranieri, alla fine si ridimensionarono.

Una politica seria di integrazione, con investimenti nelle specificità dei vari territori e attraverso corsi di formazione per i nuovi arrivati, potrebbe risolvere la crisi e costituire una sorta di nuovo Rinascimento.

Smartivity partecipa alla stesura di un progetto di Bioeconomia circolare

Presentato nei giorni scorsi dal Prof. Vincenzo Mollace – Professore Ordinario di Farmacologia all’Università “Magna Grecia di Catanzaro – e dal Dott. Giuseppe F. Zangaro – Founder del comitato tecnico-scientifico “Smartivity” – un progetto di Bioeconomia circolare che coinvolgerà il territorio nazionale, incluso un territorio-pilota in Calabria – e alcuni Paese africani.

L’iniziativa, denominata AGROVAL, vede il coinvolgimento del Consorzio Nutramed – presieduto dal Prof. Ernesto Palma – e prevede lo sviluppo di un sistema per la valorizzazione dei residui e degli scarti di lavorazione della filiera agrumicola e olivicola da utilizzare per la produzione di integratori alimentari, alimenti funzionali, materiali per la bioedilizia, biomasse combustibili.

Il programma di ricerca, sviluppo e tecnologia (RS&T) integra la produzione di alimenti bio-based e di parchi energetici rurali a ciclo esteso (ndr., cioè fino alla produzione di idrogeno) con il conseguente impiego di metodi e strumenti dell’agricoltura 2.0 e di un innovativo sistema termodinamico per la produzione di energia elettrica da utilizzare per il fabbisogno giornaliero. L’energia elettrica considerata in eccesso può essere immagazzinata come energia chimica da utilizzare in altri periodi, mediante processi per la produzione di idrogeno (e ossigeno) e/o di composti chimici molto pregiati, quali dimetiletere (DME), metanolo e alcoli superiori od anche metano.

Gli ambiti progettuali dell’agricoltura 2.0 e del sistema termodinamico, saranno seguiti rispettivamente dal Prof. Edmondo Minisci, professore associato presso l’Università di Strathclyde (Scozia) e direttore dell’Intelligent Computational Engineering Laboratory, esperto di computazione intelligente e progettazione aerospaziale, e dal prof. Angelo Bruno Basile, ricercatore senior CNR ed esperto di tecnologie a membrana e idrogeno.

La dr.ssa Anna Allodi, direttore generale del CIRM di Milano, si occuperà, invece, del programma di sviluppo riguardante la nutraceutica e, più in generale, il settore functional-food.

Coltivare il senso di meraviglia

Parlare di ciò che ci meraviglia può sembrare paradossale, in questi tempi incerti, cupi e claustrofobici. Eppure, proprio in questi tempi, spalancare una finestra verso altri paesaggi può diventare una piccola, ma cruciale strategia di sopravvivenza psicologica.
Di tutto ciò vi parla questo articolo.

UN’EMOZIONE COMPLESSA E RARA. È qualcosa che gli anglofoni chiamano “awe”.
Tradurre in italiano il termine inglese non è semplice. Secondo i contesti, infatti, “awe” indica, in proporzioni variabili, una condizione emozionale complessa, che unisce timore e sorpresa, ammirazione e reverenza, incantamento e meraviglia.
La cosa certa è che si tratta di un’emozione misteriosa, potente, antica, inconfondibile. È universale, ma non è frequente.

SUSCITARE L’EMOZIONE. Per capirci bene: è l’emozione che (beninteso, a patto di sollevare lo sguardo dallo schermo del telefono) può capitarci di provare davanti a un panorama sconfinato. O quando ci perdiamo a guardare le stelle in una notte limpida. A evocarla può essere anche qualcosa di diverso dalla natura nelle sue manifestazioni più imponenti. Per esempio, può trattarsi di una musica. Della maestosità di una cattedrale. Dei versi vibranti di un poeta. Di un profumo.

UN SENSO PIÙ AMPIO. Per parlare di “awe”, qui userò il singolo termine “meraviglia”. Ma vi prego di conferire a questo termine un senso più denso e più ampio di quello che gli appartiene nel linguaggio corrente. Insomma: siamo più dalle parti de “le meraviglie dell’universo” che da quelle di “questo golfino ti sta una meraviglia”.

FERMATEVI. Ora, fermatevi un attimo, prima di continuare a leggere. Riuscite a ricordare l’ultima volta in cui vi siete sentiti rapiti dalla meraviglia?
Se vi va, provate per un momento a ripercorrere quel ricordo. E osservate come vi sentite.

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STUDI RECENTI. Torniamo al punto.
Anche se, tra poesia, filosofia e religione, il senso di meraviglia è stato da sempre ampiamente evocato, gli psicologi cominciano a occuparsene, e a progettare studi empirici sull’argomento, solo attorno al 2000. Dunque, in tempi piuttosto recenti.
Le evidenze emerse sono da subito notevoli.

IL SÉ QUOTIDIANO. Già nel 2003, una ricerca delle università di Berkeley e della Virginia definisce la meraviglia come “emozione morale, spirituale ed estetica”. Segnala che è connessa con il senso di una vastità che trascende il sé quotidiano. E che può risultare, secondo i casi, disorientante e destabilizzante, oppure appagante e incantevole. È una cosa che di rado capita con le emozioni, che sono di norma o chiaramente positive, come la gioia e la serenità, o altrettanto chiaramente negative come la rabbia, la noia o la tristezza.

ILLUMINANTE. E ancora: sperimentare la meraviglia può essere un’esperienza illuminante, nella misura in cui obbliga chi la sperimenta a ristrutturare i propri schemi mentali e cognitivi (è il processo che Piaget definisce accomodamento).
E ancora: la meraviglia può essere suscitata da un’ampia varietà di stimoli la cui unica caratteristica comune è portarci a distogliere l’attenzione da noi stessi, e a farci sentire parte di “qualcosa di più grande”.

APPREZZARE LA BELLEZZA. Negli anni successivi si acquisiscono altri elementi. Per esempio, il fatto che non tutti proviamo meraviglia alla stessa maniera. Sperimentano più facilmente questa emozione gli individui che, secondo i Big Five, (uno dei più accreditati e usati modelli della personalità) sono più aperti all’esperienza, che hanno maggiore tolleranza per l’ambiguità, e che sono più propensi ad apprezzare la bellezza, a esprimere gratitudine e ad avere un atteggiamento creativo. Non è sorprendente che le persone narcisiste siano, invece, poco propense a provare meraviglia.

CAMBIAMENTI PSICOFISICI. Il senso di meraviglia è anche connesso con importanti cambiamenti fisici. La frequenza del battito cardiaco si modifica. Ci sono brividi e pelle d’oca. Uno studio del 2015 dice che c’è anche una visibile riduzione dei marcatori di infiammazione cronica.
Sotto il profilo psicologico, si registrano cambiamenti ugualmente rilevanti. Un ampio studio del 2012 dimostra che la percezione del tempo cambia, e che il tempo stesso sembra fluire più lentamente (conseguenza: impazienza e ansia diminuiscono). Inoltre cambiano le gerarchie di valori (conseguenza: si è più propensi ad aiutare gli altri). Infine: la sensazione di benessere risulta accresciuta, e perdura. Così come risulta accresciuta la capacità di tollerare stimoli negativi.

BELLA SFIDA. Tutti i ricercatori che si apprestano a studiare il senso di meraviglia devono in primo luogo affrontare una bella sfida. Si tratta di evocare esattamente quell’emozione in un contesto di laboratorio e di guidare le persone a sperimentarla. E di fare tutto questo solo con una parte delle persone che vanno sottoposte a test, mentre il gruppo di controllo va lasciato in condizioni certe di non-meraviglia.

SOLUZIONI INGEGNOSE. Le soluzioni impiegate sono ingegnose (a raccontarlo è la John Templeton Foundation): in un caso, i soggetti vengono posti di fronte all’impressionante scheletro di un Tyrannosaurus Rex a grandezza naturale. In un altro, li si accompagna in un odoroso bosco di eucalipti.
I ricercatori ricorrono anche a strepitose immagini di natura, o immergono i partecipanti in simulazioni di realtà virtuale (per esempio, la simulazione di un viaggio nello spazio). In un ulteriore caso, un gruppo vede un video che mostra la nascita di un bimbo, mentre il gruppo di controllo ne vede uno sulla fabbricazione della birra.

LA SCIENZA DELLA MERAVIGLIA. Nel 2018 Templeton Foundation e UC Berkeley pubblicano una importante sintesi dei risultati di ricerca, intitolata The Science of Awe (se volete leggervi una singola fonte, suggerisco questa). Un capitolo è dedicato alla funzione evolutiva dell’emozione di meraviglia che, obbligandoci a ristrutturare i nostri schemi mentali, ci induce ad attivare il nostro pensiero critico e ci aiuta ad adattarci più agevolmente a nuovi scenari e a nuovi contesti complessi. Per inciso: suscitare meraviglia nei bambini li rende più aperti e più disposti a imparare.

CAMBIAMENTI. Un altro punto notevole è questo, che cito testualmente: alcune intense esperienze di meraviglia possono provocare un cambiamento cognitivo così profondo da dare origine a mutamenti durevoli (life-lasting changes) nel modo in cui le persone considerano se stesse e il mondo.

EFFETTI BENEFICI. Diversi studi recenti si stanno concentrando sugli effetti benefici delle “passeggiate della meraviglia” (awe walks). Una ricerca pubblicata a fine 2020 dimostra che una quotidiana “passeggiata della meraviglia” riduce il senso di insoddisfazione, ansietà e tristezza negli anziani in buona salute. La cosa non succede nel gruppo di controllo, che pure passeggia, ma in contesti differenti, senza guardarsi attorno e pensando ai fatti suoi. Una cosa curiosa: ai membri di entrambi i gruppi viene chiesto di scattare foto. È ricorrente il fatto che chi sperimenta la meraviglia scatti immagini in cui è dominante il contesto e l’essere umano appare significativamente più piccolo.

MENO STRESS. È in fase di completamento, ma non ancora pubblicata, una ricerca condotta dal Northbay Hospital con l’università di Berkeley sugli effetti della meraviglia in termini di riduzione dello stress, dell’ansia, della depressione e perfino del dolore ai tempi della pandemia. La ricerca ha coinvolto 128 esponenti del personale medico e 221 pazienti. È stata progettata per aiutare tutti a provare un senso di meraviglia per 10-15 secondi, da tre a cinque volte al giorno, per un minimo di 21 giorni.
Il metodo impiegato è elementare e facile da praticare (traduco letteralmente).
Focalizzate pienamente la vostra attenzione, concentrandovi su qualcosa che apprezzate, che per voi ha un valore o che trovare meraviglioso.
Aspettate. Rallentate e fate una pausa.
Espirate. Amplificate la sensazione che state provando, quale essa sia.

UNA FINESTRA SULL’INFINITO. La meraviglia è intorno a noi. Perfino focalizzarci osservando come la nostra mano può aprirsi e chiudersi a un nostro comando può essere meraviglioso. Così come può essere meraviglioso scovare uno squarcio di tramonto fra i tetti, o (lo dico per personale, inattesa e indimenticabile esperienza di meraviglia) chiudere gli occhi e annusare il buonissimo profumo di un limone appena tagliato.
La meraviglia è, insomma, una finestra verso l’infinito, che possiamo spalancare per trovare un po’ di sollievo in questi tempi cupi e claustrofobici. Se davvero basta una pausa di 15 secondi per incontrarla, forse vale davvero la pena di andarla a cercare.

Volare alto (con i droni) per il rilancio dell’Agricoltura

Lo sguardo dall’alto, pur illuminando le molteplici e indefinite sfaccettature della realtà, nondimeno consente di vedere egualmente riunite sotto un unico princìpio tutte le cose e tutti i punti di vista“. (Rene’ Guenon)

Sognare di volare è legato all’elevarsi sopra la realtà quotidiana, sopra il mondo che si conosce, ma spesso riflette il bisogno di ricercare un punto di vista diverso, alternativo e superiore. Ed è ponendo il nostro sguardo sulla terra dall’alto, in volo, letteralmente, che potremmo giungere in breve tempo ad un rilancio senza pari di uno dei settori vitali dell’economia calabrese: l’agricoltura.

La popolazione del pianeta è di 7,8 miliardi di persone ed è in costante aumento: per rispondere alla crescente richiesta di alimenti, l’agricoltura ha bisogno di produrre sempre di più, a parità di superfici. Ma, soprattutto, ha bisogno di produrre meglio e in maniera sempre più sostenibile: non degradando i suoli, risparmiando le risorse naturali (acqua in primis), sviluppando tecniche agronomiche in grado di rispondere rapidamente ed efficacemente ai cambiamenti climatici.

Fra i filoni di sviluppo più promettenti in questo ambito c’è la cosiddetta agricoltura 4.0: l’insieme di strumenti e strategie che permettono di sviluppare interventi mirati sulle produzioni, a partire dall’analisi di dati raccolti da innovative tecnologie da porre a servizio delle aziende agricole.

In questo contesto l’Agricoltura di Precisione svolge un ruolo primario per ottimizzare i rendimenti produttivi e abbattere l’impatto ambientale. Si tratta di un settore che ha un potenziale di crescita molto importante, soprattutto nel nostro Paese

Ad oggi circa l’1% della superficie agricola coltivata in Italia vede l’impiego di mezzi e tecnologie di Agricoltura di Precisione. Il nostro “target” come Cittanuova è contribuire significativamente allo sviluppo di questa metodologia in Calabria attraverso applicazioni sempre più rispondenti alle produzioni agricole territoriali che saranno prodotte “in house” dal nostro Team.

L’agricoltura di precisione mira a una gestione innovativa dell’attività agricola che comporta una maggiore sostenibilità e salvaguardia ambientale, una maggiore produttività e benefici economici. Nell’agricoltura di precisione l’agricoltore può gestire “su misura” le attività della sua azienda in modo da ottimizzarne il potenziale. Infatti, l’intervento è previsto solo dove e quando sia veramente necessario. Questa selezione degli interventi è possibile grazie all’impiego congiunto di software collegati a sistemi di posizionamento, quali GIS (Geographic Information System) e GPS (Global Positioning System), sensori controllori e attuatori posizionati sia sul terreno sia su mezzi in movimento (trattori, trebbiatrici, etc.) come su mezzi aerei come i droni, velivoli che viaggiano in assenza di pilota controllati da un computer a bordo, equipaggiati di sensori e videocamere di ultima generazione, e che sono in grado di fornire informazioni molto dettagliate sullo stato delle colture.

I dati elaborati forniscono mappe georeferenziate con tutte le specifiche dell’appezzamento: tipo di suolo, coltura, situazione idrica e nutritiva ecc., e quindi mettono in evidenza eventuali carenze e forniscono indicazioni precise su dove e come intervenire.

Con tale sistema l’agricoltore ottiene lo stato e composizione dei suoi terreni con le relative zone di disomogeneità in termini di sviluppo vegetativo delle colture, e le dotazioni idriche e nutritive del suolo.

Tali informazioni permettono di impiegare solo e soltanto le risorse necessarie per il corretto sviluppo delle colture e di evitare spese per trattamenti superflui. In questo modo si ottiene un risparmio economico e si migliora la sostenibilità ambientale.

  • Ottimizzare l’efficienza della produzione agricola, valorizzando la qualità dei prodotti, riducendo costi e scarti di produzione e aumentando la produttività.
  • Distribuzione controllata in base al reale fabbisogno della coltura (acqua, fertilizzanti, fitofarmaci con conseguente riduzione dell’inquinamento atmosferico e delle falde acquifere).
  • Riduzione dei volumi di acqua per l’irrigazione.
  • Impiego razionale dei fattori decisionali, agevolando gli operatori e riducendo la stanchezza fisica, i tempi di esecuzione dei lavori e le task ripetitive.
  • Impiego di sensori per il monitoraggio in tempo reale dello stato di salute delle colture, controllo dell’insorgenza di fitopatogeni o condizioni ambientali.
  • Tracciabilità avanzata (Infotracing) dalla produzione al consumo/vendita.

“Il volo ci ha regalato gli occhi degli uccelli, un punto di vista prezioso per osservare tanto mondo tutto insieme e lo scempio che ne stiamo facendo”. (Le Corbusier)

 

La Città Intelligente per un nuovo Rinascimento

La visione che si trova alla base del concetto odierno di Città Intelligente (Smart City) affonda le sue radici in epoche ben precedenti, dall’utopia della Polis di Platone fino all’opera di pianificazione e progettazione che ha portato governatori locali, urbanisti, architetti e artisti a dar vita alle Città Ideali del Rinascimento Italiano. Queste città nacquero sotto la stessa spinta e motivazioni che le Città Intelligenti perseguono oggi: rivoluzionare l’urbanistica e l’architettura contemporanee, ripensando l’organizzazione della città, coniugando esigenze e aspirazioni funzionali, estetiche, civiche e comunitarie per rispondere alle esigenze sempre più complesse degli insediamenti urbani.

I Comuni piccoli e medi svolgono ancora nella realtà calabrese una funzione insostituibile che è quella di assicurare servizi di prossimità. Il rischio, ad oggi, è quello dello spopolamento e dell’abbandono. La scommessa per il futuro deve essere quella di andare oltre l’associazione nei servizi, che costituisce comunque un aspetto importante di efficientamento. Le aggregazioni devono avere una finalità più alta: essere parte attiva e garante di uno sviluppo intelligente, sostenibile ed e inclusivo.

Manca, però, una strategia complessiva, un disegno unitario che consenta al pubblico ed al privato di realizzare partenariato produttivo e strategico. Ci sono, perciò, le premesse per costruire Smart City che si estendano fino a diventare Smart Land. Se parliamo di sviluppo sostenibile dobbiamo anche essere in grado di immaginarlo, di programmarlo, di pianificarlo in quei Territori in cui si applicano i principi smart della collaborazione in rete fra pubblica amministrazione, imprese e cittadini, con il supporto delle tecnologie digitali, green e inclusive. Le funzioni di pianificazione strutturale devono essere gestite a livello di aggregazione di Comuni, concentrando lo sviluppo delle attività produttive, evitando di impegnare aree industriali in ogni perimetro municipale.

Smart Land significa letteralmente territorio intelligente nel quale con una particolare attenzione alla coesione sociale, alla creatività, alla conoscenza, alla libertà di movimento, all’utilizzo sapiente delle risorse territoriali, all’accessibilità e con l’ausilio di politiche condivise e diffuse che si occupino fra le altre cose anche di natura, storia, architettura e di un adeguato piano urbanistico, si aumentano la competitività e la bellezza allo scopo di trasformare un territorio da ordinario ad attrattivo.

Smart Land è un luogo in cui le diverse identità territoriali riguardanti ambiente, artigianato, cultura, economia, architettura paesaggistica e produttività sono in grado di esprimersi al meglio perché valorizzate da un’offerta di tematiche, mappature e percorsi avanzati che promuovono e valorizzano sotto tutti i punti di vista il suo valore.

Smart Land è un luogo dove la partecipazione attiva della cittadinanza è basilare per la realizzazione e la condivisione di progetti di sviluppo, attraverso una nuova forma di interazione e integrazione, inclusiva, partecipativa e democratica tra risorse locali di qualunque genere (movimenti associazioni o portatori di interessi) e gli amministratori tramite l’edificazione di una rete creata dalle reti diffuse, in cui le comunità e i diversi portatori di interesse, possono svolgere un ruolo attivo con la realizzazione di processi, programmi e progetti nei quali il cardine è la condivisione del sapere, sapere che le imprese possono adottare per aumentare la propria abilità di creare occupazione a livello locale ed essere sempre più competitive.

In una Smart Land gli spostamenti sono facili e agevoli, il trasporto pubblico cresce nella qualità dei servizi, si utilizzano mezzi a basso impatto ambientale e vengono realizzati e facilitati i percorsi della mobilità alternativa al trasporto privato, vengono anche realizzati sistemi di traffic calming nei centri storici delle città, dei borghi e dei nuclei abitati, nei quali le nuove infrastrutture sono in grado di promuovere una migliore accessibilità dei cittadini tra le aree limitrofe e le reti extraurbane. Il tema dell’economia di un territorio che è Smart Land si palesa soprattutto attraverso sistemi di interazione fra cittadini e imprese, questo dà vita ad un meccanismo di apprendimento continuo e di forte interazione tra sistema della formazione e dell’imprenditorialità, con particolare attenzione allo sviluppo della creatività, del sostegno alla formazione di start up, facilitando la creazione di laboratori di idee.

La grande attenzione all’aspetto del paesaggio non è solo una questione di estetica, ma coinvolge anche i processi che migliorano e valorizzano il territorio Smart Land: parliamo di gestione dei rifiuti, bonifica delle aree dismesse, riduzione degli inquinanti in atmosfera, riduzione del traffico privato e di riqualificazione sia urbana che territoriale prendendo esempio da modelli già esistenti in cui la vita di quei luoghi può definirsi di ottima qualità. Infine, possiamo definire Smart Land quel territorio in cui oltre a tutto quanto detto sopra, la cultura del luogo e i saperi tramandati, assumono un valore significativo e centrale nello sviluppo del territorio.

“Un territorio, una città, possono definirsi intelligenti (Smartcity & Smartland) se sono tecnologici e interconnessi, puliti, attrattivi culturalmente e turisticamente, rassicuranti, protetti, efficienti, aperti, collaborativi, creativi, digitali e green.”

Pubblicato il Bollettino Economico n. 1 – 2021 della Banca d’Italia

Pubblichiamo il primo bollettino dell’anno della Banca d’Italia che fornisce un quadro dello scenario economico del Paese.

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Sulla ripresa pesa la nuova ondata pandemica, ma sono iniziate le vaccinazioni

La recrudescenza dei contagi dall’autunno ha indotto un rallentamento dell’attività globale alla fine del 2020, soprattutto nei paesi avanzati. L’avvio delle campagne di vaccinazione si riflette favorevolmente sulle prospettive per il medio termine, ma i tempi e l’intensità del recupero restano incerti.

Il Consiglio direttivo della BCE continuerà a sostenere l’economia

Nell’area dell’euro, gli effetti della pandemia sull’attività economica e sui prezzi si prefigurano più protratti di quanto precedentemente ipotizzato. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha ampliato e prolungato lo stimolo monetario, per assicurare condizioni di finanziamento favorevoli a tutti i settori per tutto il tempo che sarà richiesto a garantire il pieno sostegno all’economia e all’inflazione; è pronto a ricalibrare ancora i suoi strumenti se sarà necessario.

In Italia a un forte recupero del PIL è seguita una sua flessione a fine 2020…

In Italia la crescita superiore alle attese nel terzo trimestre ha evidenziato una forte capacità di ripresa dell’economia. La seconda ondata pandemica, come negli altri paesi dell’area, ha tuttavia determinato una nuova contrazione del prodotto nel quarto trimestre: sulla base degli indicatori disponibili, tale flessione è attualmente valutabile nell’ordine del -3,5 per cento, anche se l’incertezza attorno a questa stima è molto elevata.

…concentrata nei servizi…

Il calo dell’attività è stato pronunciato nei servizi e marginale nella manifattura. Nelle nostre indagini le valutazioni delle imprese sono divenute meno favorevoli, ma restano lontane dal pessimismo raggiunto nella prima metà dello scorso anno; le aziende intendono espandere i propri piani di investimento per il 2021. Secondo le famiglie intervistate dalla Banca d’Italia sono i timori di contagio, più che le misure restrittive, a frenare ancora i consumi di servizi.

…ma si sono riavviati gli scambi di beni e gli afflussi di capitali

Nel terzo trimestre del 2020, il recupero delle esportazioni italiane di beni e servizi è stato molto significativo, ben superiore a quello registrato dal commercio mondiale; in autunno è proseguito ma con meno vigore. Negli ultimi mesi dello scorso anno sono ripresi gli afflussi di capitali e gli acquisti di titoli pubblici italiani da parte di non residenti; il saldo della Banca d’Italia su TARGET2 è migliorato. Grazie al protratto surplus di conto corrente, la posizione netta sull’estero è divenuta lievemente positiva dopo trent’anni di saldi negativi.

La ripresa dell’occupazione si è indebolita dopo l’estate

Nel trimestre estivo, con la riapertura delle attività sospese in primavera, sono fortemente aumentate le ore lavorate e si è ridotto il ricorso agli strumenti di integrazione salariale. Anche il numero di posizioni di lavoro alle dipendenze è tornato a crescere. Gli ultimi dati disponibili indicano tuttavia un nuovo incremento dell’utilizzo della Cassa integrazione guadagni a partire da ottobre, seppure su livelli molto inferiori a quelli raggiunti durante la prima ondata dei contagi. In novembre il recupero del numero di nuove posizioni lavorative si è sostanzialmente interrotto, evidenziando un divario rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in particolare per i giovani e le donne.

La debolezza della domanda si riflette sui prezzi

La variazione dei prezzi al consumo è rimasta negativa, rispecchiando l’andamento dei prezzi nei settori dei servizi più colpiti dalla crisi, la cui dinamica continua a risentire della debolezza della domanda. Le aspettative di inflazione degli analisti e delle imprese prefigurano ancora valori molto contenuti nei prossimi dodici mesi.

Sui mercati finanziari si è diffuso un maggiore ottimismo

Gli annunci sulla disponibilità dei vaccini, l’ulteriore sostegno monetario e di bilancio e il risolversi dell’incertezza legata alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti hanno rafforzato l’ottimismo degli operatori sui mercati finanziari all’estero e in Italia. Il differenziale di rendimento tra i titoli pubblici italiani e tedeschi sulla scadenza decennale permane su livelli inferiori a quelli osservati prima dell’emergenza sanitaria. I mercati finanziari restano tuttavia sensibili agli sviluppi della pandemia.

La crescita del credito rimane robusta

Le banche italiane hanno continuato a soddisfare la domanda di fondi da parte delle imprese. Le condizioni di offerta si sono mantenute nel complesso distese grazie al perdurare del sostegno proveniente dalla politica monetaria e dalle garanzie pubbliche. Il costo della provvista obbligazionaria delle banche si è ulteriormente ridotto e i tassi sui prestiti a imprese e famiglie sono rimasti su livelli contenuti.

Il Governo ha varato nuovi interventi di sostegno

In risposta al riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria, il Governo ha varato ulteriori interventi a supporto di famiglie e imprese nell’ultimo trimestre del 2020. La manovra di bilancio prevede un aumento dell’indebitamento netto, rispetto al quadro a legislazione vigente, nell’anno in corso e nel seguente. Un impulso espansivo aggiuntivo verrebbe dagli interventi che dovranno essere definiti nell’ambito della Next Generation EU (NGEU).

Questo Bollettino aggiorna gli scenari macroeconomici per l’Italia

In questo Bollettino si presentano le proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana nel triennio 2021-23, che aggiornano quelle predisposte in dicembre per l’esercizio previsionale dell’Eurosistema. Alla base dell’esercizio di proiezione vi sono le ipotesi che l’emergenza sanitaria ritorni gradualmente sotto controllo nella prima metà di quest’anno e venga del tutto superata entro il 2022; che prosegua il deciso sostegno della politica di bilancio, rafforzato dall’utilizzo dei fondi disponibili nell’ambito della NGEU; che la politica monetaria garantisca il mantenimento di condizioni finanziarie favorevoli in tutto il periodo, come prefigurato dal Consiglio direttivo della BCE.

Dalla primavera si tornerebbe a una crescita sostenuta…

Sulla base di tali ipotesi il prodotto tornerebbe a crescere in misura significativa dalla primavera, con un’espansione del PIL attualmente valutabile nel 3,5 per cento in media quest’anno, nel 3,8 il prossimo e nel 2,3 nel 2023, quando si recupererebbero i livelli precedenti la crisi pandemica. Gli investimenti riprenderebbero a crescere a ritmi sostenuti, beneficiando delle misure di stimolo, e sarebbe considerevole la ripresa delle esportazioni; quella dei consumi sarebbe invece più graduale, con un riassorbimento solo parziale della maggiore propensione al risparmio osservata dall’insorgere dell’epidemia. L’inflazione rimarrebbe bassa anche nel corso di quest’anno, per poi salire solo gradualmente nel biennio 2022-23.

…dopo una flessione a fine 2020…

La stima di crescita per l’anno in corso risente in misura significativa dell’effetto sfavorevole di trascinamento della flessione del prodotto prefigurata per la parte finale del 2020. La dinamica dell’attività, rispetto a quanto previsto nel Bollettino economico dello scorso luglio, è invece più robusta a partire dal secondo trimestre e significativamente più forte nel 2022, grazie allo stimolo delle misure di sostegno.

…ma devono essere contrastati rischi ancora elevati

La possibilità di conseguire questi ritmi di incremento del prodotto presuppone che si manifestino appieno gli effetti espansivi degli interventi (ancora in corso di definizione) previsti nell’ambito della NGEU; che le misure di sostegno evitino che il maggiore indebitamento delle imprese abbia ripercussioni negative sulla stabilità finanziaria; che non tornino a peggiorare i timori sull’evoluzione dell’epidemia. La crescita potrebbe per contro essere più elevata nell’ipotesi di un più rapido progresso nel controllo dei contagi.

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(Fonte: www.bancaditalia.it)

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Rigenerazione: una parola e un’idea per il futuro

Rigenerazione è una parola magnifica e piena di promesse: cambiamento e riscatto, rinascita, redenzione e rinnovamento, risveglio. Poiché ci regala una prospettiva diversa e speranzosa, sarebbe una buona cosa se tutti noi riuscissimo ad appropriarcene. E a inserirla, con tutti i suoi significati fertili, nel nostro paesaggio mentale e, magari, ad arricchirne i nostri talenti progettuali.

CARATTERISTICHE VIRTUOSE. Nel concetto di rigenerazione c’è un presupposto controintuitivo: che ciò che si è logorato o è diventato obsoleto, o che è stato danneggiato severamente, possa tornare integro attraverso un processo che ne riattiva le caratteristiche primarie virtuose, e può addirittura migliorarle.
È qualcosa di diverso sia dal rinnovamento (che implica l’aggiunta di un che di nuovo), sia dalla manutenzione, pratica comunque necessaria ma meno ambiziosa, sia dalla rinascita (che implica, beh, una morte antecedente. Cosa di cui di solito si fa volentieri a meno).

RIGENERARE COSE. Come “resilienza” (la capacità di assorbire gli urti senza rompersi, mantenendo intatta la funzionalità) anche “rigenerazione” è un termine impiegato nella tecnologia dei materiali. Si possono rigenerare, per esempio, la gomma e gli oli combustibili. Ma si possono rigenerare anche i segnali emessi dai circuiti elettronici (non chiedetemi come si fa), o le pellicole dei vecchi film, restituendo loro lo splendore perduto.

LA RIGENERAZIONE DEI VIVENTI. La cosa più interessante è che la rigenerazione riguarda non solo roba inanimata, ma gli organismi. La cosa ancora più interessante è che può riguardare i costrutti sociali e le persone.
La capacità di rigenerazione dei viventi è sorprendente. Per esempio, diverse piante riescono a rigenerarsi interamente a partire da un frammento (perfino io ce l’ho fatta, a rigenerare un bellissimo cespuglio di rosa rossa da una talea).
Ramarri e stelle marine, lo racconta Focus, sono in grado di rigenerare zampe che sono state amputate. Le lucertole, lo sa chi ha passato un po’ di tempo in campagna, possono rigenerare la coda. C’è una salamandra messicana che, oltre alle zampe, sa rigenerare parti del proprio cervello. Ma, più modestamente, la fisiologia di una quantità di organismi viventi, noi compresi, prevede che si rigenerino pelle e peli, ossa, unghie e (chi ce le ha) squame e piume.

CAMPI E FORESTE. La rigenerazione di ciò che è vivo può essere favorita. Si possono rigenerare le foreste degradate: è un’operazione più complessa del semplice piantare alberi in un’area che ne è rimasta priva, e chiede che vengano riattivati i cicli biologici e coinvolte le comunità locali. Ma sembra proprio che i risultati siano migliori e più duraturi. Lo si sta facendo in diverse parti del mondo, e questa è un’ottima notizia.  Si possono rigenerare i campi, combattendo anche il cambiamento climatico.

AGGLOMERATI URBANI. Si possono rigenerare i quartieri e le città, valorizzandone il capitale sociale e territoriale. Bisogna realizzare un non facile equilibrio tra interventi istituzionali e spontanei, tra innovazione e memoria. E – fondamentale anche in questo caso – bisogna lavorare in accordo con le comunità. Le politiche territoriali, infatti, non riguardano mai solo i territori, ma anche e in primo luogo le persone che ci vivono.
Si tratta, insomma, della versione virtuosa della gentrificazione, che migliora sì i quartieri e riduce la criminalità, ma ne espelle gli abitanti più poveri e i gruppi più vulnerabili. E arricchisce gli speculatori edilizi. Per esempio, ho visto di recente un esempio bellissimo e visionario di rigenerazione urbana a Napoli.

OLTRE LA SOSTENIBILITÀ. Rigenerazione potrebbe diventare la parola d’ordine del futuro. Va oltre il concetto di sostenibilità perché non riguarda solo il non far danni, ma anche il far sì che danni precedenti vengano riparati. Provate a dare un’occhiata ai progetti di rigenerazione che hanno vinto lo Spring Prize: vanno dall’Olanda alla Malesia, dall’Etiopia al Nicaragua.

DALLA MEDICINA ALLA POLITICA. La rigenerazione è anche una delle nuove frontiere della medicina (se cercate regenerative medicine trovate centinaia di articoli recenti). E forse potrebbe essere la nuova frontiera della progettualità sociale e politica, se solo i termini del dibattito riuscissero a spostarsi dal breve al lungo termine. E a superare la tentazione del nuovismo più spericolato: come se tutto ciò che è nuovo fosse sempre e per definizione efficace e migliore. Se qualcuno cominciasse a ragionare in questa logica, avrebbe il mio applauso e tutto il mio sostegno.

L’immagine di questa pagina: “Bleu de ciel” di Vasilij Kandinskij.

Per gentile concessione dell’Autrice dal Blog nuovoeutile.it