Gli strumenti di democrazia diretta

Il concetto di “democrazia diretta” trova origine ed applicazione – in senso moderno – da almeno un ventennio e nasce dall’esigenza di concepire la democrazia come un processo mutevole che segue l’evoluzione della Società. In realtà la “partecipazione democratica”, come è noto, risale alla polisgreca, quando si incominciò a sviluppare un “pensiero politico” ovvero un’azione rivolta alla collettività e non già al singolo individuo o classe sociale. Questa onda democraticaha investito con varia intensità tutta la civiltà occidentale, passando dall’Età dei Lumi franco-europea, dall’antesignano referendum previsto nella Costituzione della Federazione Svizzera[1](fine Ottocento), attraversando la corrente britannica del socialismo corporativo di Cole e della Progressive Era negli Stati Uniti (primo Novecento).

E’ Kurt Lewin che negli anni Trenta/Quaranta sviluppa sia a livello teorico che operativo i processi partecipativi alla base delle decisioni politiche, mediante “discussioni di gruppo nei quartieri oltre il momento elettorale”[2].

Pensando alla nuova città di Corigliano Rossano non si può prescindere dallo schema di Lewin per definire unmodus operandie di interazione tra cittadini, politica e burocrazia: diagnosi, pianificazione, esecuzione, valutazione sono i 4 caposaldi del buon governo.

Altro aspetto da prendere in considerazione è la complessità alla quale deve far fronte oggi la politica con la propria azione amministrativa e dirigenziale che molto spesso non è capace di generare azioni efficaci e rilevanti per i cittadini. Sono, infatti, pochissime le città italiane che rispettano parametri virtuosi in tema di territorio, ambiente, bilancio, investimenti per i settori produttivi e la coesione sociale.

L’incapacità di centrare gli obiettivi e produrre benessere per i cittadini ha determinato un allontanamento degli stessi che oggi si trasforma in preoccupazioneed emergenza.

Con il fine di recuperare questo gap, la classe dirigente sta incentivando lo sviluppo dei processi partecipativi oltre a quelli già previsti e definiti come “strumenti di base”, ovvero “voto”, “negoziato” e “deliberazione”.

Gran parte dei cittadini – e ancor più se consideriamo il contesto sociale di Corigliano Rossano – ha consapevolezza dello strumento “voto” e considera il “negoziato” demandato agli addetti ai lavori (ad esempio, i sindacati e le associazioni di categoria), mentre la “deliberazione” è intesa come strumento meramente tecnico. In realtà, è partendo proprio dall’analisi del significato di “deliberazione”[3]che si incomincia a percorrere il sentiero della partecipazione.

La nuova città di Corigliano Rossano può nascere “moderna” solo se i cittadini avranno la possibilità di partecipare al processo costituente, in primo luogo, dando il loro contributo alla stesura del nuovo Statuto Comunale. Comuni e Regioni virtuose che hanno già applicato modelli di partecipazione civica si sono avvalse di vari strumenti quantitativi e qualitativi: in questa sede vengono proposti quelli a nostro parere più pertinenti al contesto di fusione preso in esame.

(Giuseppe F. Zangaro, Università della Calabria)

 

NOTE

[1]La Svizzera è considerato uno degli Stati più avanzati al mondo per l’applicazione della democrazia diretta. Per ulteriori approfondimenti si veda il sito www.eda.admin.ch

[2]Non si è ritenuto in questa sede approfondire maggiormente l’aspetto storico, si veda il paper: Giuseppe F. Zangaro(cds.), Cittadini, partecipazione e sviluppo virtuoso del territorio.

[3]«Deliberazione significa ponderare, soppesare le opzioni, ripensare i problemi e le scelte, mettere in relazione i problemi con i valori culturali, argomentare a difesa di una tesi, avanzare ipotesi e metterle alla prova. Dare spazio alle capacità di convincimento di ciascun partecipante, nella fiducia che si crei collaborazione, creatività e scelte più sagge», cit. da ParteciPA – Salone della democrazia partecipativa, Modena 2009.

Comune unico e difensore civico

Lo statuto comunale dovrà prevedere l’istituto del Difensore Civico, a svolgimento del ruolo di garante dell’imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione comunale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le mancanze e i ritardi della macchina Amministrazione nel suo complesso, nei confronti dei cittadini.

Lo Statuto disciplinerà l’elezione, le prerogative e i mezzi del Difensore Civico e i suoi rapporti con il Consiglio Comunale.

Natura giuridica dei Municipi d’Area

L’istituto municipale ha sempre avuto due caratteristiche fondamentali: in primo luogo, ha carattere facoltativo e il potere di costituirlo spetta al Comune sorto dalla fusione[1], nel nostro caso obbligati per legge. Inoltre, sono privi di personalità giuridica, non costituendo un nuovo ente locale ma un organo derivato ove strutture, mezzi, finanziamenti eventualmente personale specialistico, sono a carico del Comune che ne garantisce l’adeguata dotazione[2].

L’esclusione della personalità giuridica per i Municipi d’Area è indirettamente confermata dall’art. 2, comma 1, Tuel, secondo cui sono enti locali i Comuni, le Province, le Città metropolitane, le Comunità montane, le Comunità isolane e le Unioni di Comuni. I Municipi risultano, quindi, esclusi dal novero degli enti locali. La tesi maggioritariain dottrina[3], propende per la qualificazione dei Municipi quali organismi di decentramento delle funzioni e dei servizi, ed esclude, per contro, la loro natura di enti esponenziali. Ne consegue che la rappresentatività, da un lato, e il perseguimento degli interessi generali della popolazione del Comune, dall’altro, restano di competenza del Comune esito della fusione, mentrei Municipi d’Areapossono gestire, ma non è il nostro caso data la quantità non rilevante degli abitanti,funzioni o servizi secondo le norme indicate dallo statuto. I Municipi difettano inoltre di legittimazione processuale per la tutela degli interessi loro affidati, spettando tale tutela alla persona giuridica Comune di cui gli stessi sono parte (Cons. Stato, sez. V, n. 5792/2002; T.A.R. Toscana, sez. Firenze, n. 70/1988)[4]. A confermare quest’orientamento vi sarebbero le funzioni esercitabili dai Municipi d’Area, la previsione da parte del Tuel di appositi organismi di Governancee l’eventuale rapporto con ulteriori forme di decentramento contemplate dall’ordinamento.

 

MUNICIPI D’AREA, FUNZIONI SUL PIANO GENERALE DEL DIRITTO

I Municipi possono svolgere qualsiasi attività dell’amministrazione comunale diversa dall’esercizio di funzioni amministrative[5]: possono erogare servizi pubblici locali (exartt. 112 ss. Tuel[6], altri servizi (exart. 14[7] e fruire di impianti sportivi, dei servizi culturali, sociali, anagrafici o di stato civile[8].

Secondo alcuni commentatori[9], i Municipi sarebbero una speciesdella forma di gestione dei servizi pubblici locali privi di rilevanza economica (di cui all’art. 113 bis) ed esisterebbe addirittura un dovere ex legedi decentramento, a favore dei Municipi, della gestione-esercizio dei servizi pubblici di base.

Beni o uffici comunali preesistenti e quanti altro di pubblico esiste nei territori delimitanti i Municipi possono, a tal fine, costituire sedi distaccate degli Uffici del Comune nuovo, in altre parole sedi dei Municipi d’Area e di sicuro riferimento istituendo in essi per i residenti punti di servizio online distaccato.

Tale concetto, relativo all’istituzione di costose dotazioni di funzioni burocratiche fisiche attraverso uffici e personale, è un concetto sorpassato dalla disponibilità di servizi tramite metodica online, attraverso la quale è possibile sopperire all’erogazione di qualsiasi servizio documentale erogabile, eliminando l’attivazione di una macchina burocratica costosa, spesso strumento di scambio di voto, quale impiego di personale in aggiunta, che incrementerebbe ogni costo ulteriore su quelli già gravanti sui cittadini, specie in difficoltà e collassati dalla tassazione corrente.

Non pare tuttavia possibile una delega ai Municipi delle forme di gestione, dei compiti di organizzazione dei pubblici servizi e della disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e servizi, perché si tratta di competenze esclusive del Consiglio Comunale (Cons. Stato, sez. V, n. 424/1997)[10].

L’analisi del reticolo delle funzioni esercitabili conferma la natura stessa dei Municipi d’Area quali organismi di partecipazione e di decentramento “burocratico-amministrativo” alla vita del Comune, la cui ampiezza è stabilita, dallo Statuto e Regolamento del Comune esito della fusione[11].

 

DEI MUNICIPI D’AREA ORGANI E INDIVIDUAZIONE

L’art. 16, comma 2, dispone: “Lo statuto e il regolamento disciplinano l’organizzazione e le funzioni dei municipi, potendo prevedere Organi eletti a suffragio universale diretto. Come sopra riportato, èancora l’art. 16, comma 2, del Tuel, che dispone che agli amministratori dei Municipi d’Area si applicano le norme previste per gli amministratori dei Comuni che hanno popolazione pari a quella del Municipio di appartenenza (art. 77-87, Tuel), compreso lo status di amministratori locali, la disciplina in materia di aspettative, indennità[12], permessi, rimozione e sospensione, cose queste che esulano dal nostro caso, riconoscendo solo ai componenti di tali Organi, un gettone di presenza che non potrà essere ad esempio superiore a 300€/mese, a rimborso delle spese ma sarà il Consiglio a stabilirlo.

Il fine è evitare sovrapposizione di competenze che porterebbero adinutili doppioni, posto che la finalità dei Municipi d’Aria è quella di assicurare la partecipazione dei cittadini e nel nostro caso facilitare il decentramento on-line, dei servizi comunali.

L’attribuzione allo Statuto e al Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi del potere di organizzare la struttura istituzionale e organizzativa del Municipio è piuttosto ampia: il testo dell’art. 16, Tuel, offre un ventaglio di soluzioni più esteso.

Non descrive né gli organi dei Municipi d’Area, né il metodo della loro nomina, proprio per consentire elasticità all’istituto e una maggiore adattabilità.

Al contrario, la disciplina previgente (art. 12, l. n. 142/1990) vincolava le norme statutarie a indicare, quali organi necessari del Municipio d’Area, il pro-sindaco e due consultori, eletti dai cittadini residenti nel territorio della comunità che le delimita. Si trattava di un organo composto di tre sole persone, di ridotte proporzioni ma pur sempre sufficiente ad assicurare, in forma collegiale, l’adozione di provvedimenti deliberativi[13], nel nostro caso applicativi e regolamentari.

Attualmente, invece, gli organi rappresentativi dei Municipi possono essere scelti sia con l’elezione diretta a suffragio universale, sia con la semplice designazione da parte del Consiglio o del Sindaco del Comune esito della fusione (soluzione poco accorta questa seconda in quanto trasferirebbe nei Municipi d’Area, “così e semplicemente”, le diatribe comunali e il controllo inverso sui processi reali, di base, quindi da rigettare). Spetterebbe comunque allo Statuto del Comune neo-istituito stabilire il grado di rappresentatività che devono possedere gli organi dei Municipi, con le modalità che saranno dettagliatamente delineate dal regolamento comunale[14], tenendo cura di non incorrere in conflittuali concorrenze tra organi centrali e decentrati dello stesso ente. Problematica quest’ultima da noi priva di senso perché nessun decentramento oltre ai ruoli stabiliti deve riguardare i Municipi d’Area.

Secondo alcuni[15], la possibilità che gli statuti prevedano organi eleggibili anche a suffragio universale e diretto potrebbe indurre a ravvisare in questo istituto anche una forma di decentramento politico. Secondo altri[16], invece, l’elettività degli organi del Municipio (anche a suffragio universale), non sarebbe indice di autonomia. Anzi, il fatto che gli organi dei Municipi possano essere eletti anchea suffragio diretto, significa che il sistema elettorale privilegiato è quello di secondo grado, operato dal Consiglio Comunale. In astratto, risolvendo appare possibile, anche la nomina e non il suffragio, per il Municipio, di un pro-sindaco e di un Consiglio[17]. In questo caso, appare evidente, che gli organi del Municipio non rappresenterebbero la popolazione residente, bensì, come affermato, il riflesso delle parti politiche presenti nel consiglio comunale[18].

A tal punto per ovviarvi è possibile imporre che le tre cariche da assumere siano assegnate nell’ordine dato dal suffragio, ai primi tre candidati più votati, indipendentemente da liste o singoli residenti in concorrenza. Nel caso di parità si sceglie con il sorteggio.

Nulla è previsto con riferimento all’elettorato attivo e passivo o alle incompatibilità ma pare di doversi escludere che lo Statuto Comunale possa disporre nuove cause d’incompatibilità o d’ineleggibilità: conseguentemente, si rinvia alle norme previste per gli organi del Comune (art. 55 ss, Tuel) al pari dello scioglimento degli organi municipali (ex art. 141, Tuel[19]e alle autoregolazioni normate[20].

Le norme statutarie considereranno l’opportunità di indire le elezioni degli amministratori municipali d’Area, celebrando la prima dopo l’adozione dello Statuto, poi contestualmente alle elezioni comunali. La presenza di un soggetto, in entrambe le competizioni elettorali, dovrà considerarsi incompatibile.

(Cosimo Montera, architetto)

 

NOTE

[1]Sul rapporto tra art. 15, comma 2, Tuel e art. 6, comma 2 e art. 16, Tuel si rinvia alle considerazioni stanti al par. 4.

[2]Ministero dell’Interno, circolare 7 giugno 1990; AA.VV., Testo unico degli enti locali, cit., p. 290; Iannotta R., Ordinamento comunale e provinciale, in Santaniello G., Trattato di diritto amministrativo, Padova, 1995, p. 105.

[3]Maggiora E., Commento all’art. 16, in AA.VV., Le autonomie locali (l. 8 giugno 1990, n. 142), cit., p. 290; Id., Fusione dei Comuni, in AA.VV., Autonomia e ordinamento degli enti locali, cit., p. 148; AA.VV.,Commento al testo unico in materia di ordinamento degli enti locali (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267), cit., p. 141; Alemanno G.S., Sforza Fogliani C., Il codice degli enti locali, cit., p. 107; Accettura B., Art. 16, in Bertolissi M., L’ordinamento degli enti locali, cit., p. 131.

[4]Cavallo Perin R., Romano A., Commentario breve al testo unico sulle autonomie locali, cit., p. 112.

[5]Cavallo Perin R., Comuni e Province nella gestione dei servizi pubblici, Napoli, 1993, p. 157 ss.

[6]Art. 112, Tuel (Servizi pubblici locali): “1. Gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali. 2. I servizi riservati in via esclusiva ai comuni e alle province sono stabiliti dalla legge.  3. Ai servizi pubblici locali si applica il capo III del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, relativo alla qualità dei servizi pubblici locali e carte dei servizi.”

[7]Art. 14, Tuel (Compiti del Comune per servizi di competenza statale): “1. Il comune gestisce i servizi elettorali, di stato civile, di anagrafe, di leva militare e di statistica.  2. Le relative funzioni sono esercitate dal sindaco quale ufficiale del Governo, ai sensi dell’articolo 54.  3. Ulteriori funzioni amministrative per servizi di competenza statale possono essere affidate ai comuni dalla legge che regola anche i relativi rapporti finanziari, assicurando le risorse necessarie.”

[8]Cavallo Perin R., Romano A., Commentario breve al testo unico sulle autonomie locali, cit., p. 113.

[9]Cavallo Perin R., Comuni e Province nella gestione dei servizi pubblici, cit., p. 158 ss.

[10]Ancora una volta, Cavallo Perin R., Comuni e Province nella gestione dei servizi pubblici, cit., p. 153.

[11]Pizzorusso A., Commentario alla Costituzione. Supplemento legge 8 giugno 1990, n. 142, Bologna, 1996, p. 157; Vigneri A., Art. 6, in Vigneri A., Riccio S., Nuovo ordinamento degli enti locali e status degli amministratori, Rimini, 1999, p. 71.

[12]Nel nostro caso l’elezione delle tre figure, “Pro-Sindaco e due Consultori”, sono su base volontaria, a questi viene riconosciuto esclusivamente, accettandone la partecipazione e nomina, il gettone di presenza nelle attività svolte ed ampiamente documentate, il cui importo sommato non potrà essere oltre la quantità di 1/8 della diaria del Sindaco. Ciò alla luce dell’art, 78 Tuel, comma 2° che non nomina in esso le figure dei Municipi privi di personalità giuridica.  

[13]AA.VV., Testo unico degli enti locali, cit., p. 292.

[14]Maggiora E., Il diritto degli enti locali, Milano, Giuffrè, 2002, p. 140.

[15]Accettura B., Art. 16, in Bertolissi M., L’ordinamento degli enti locali, cit., p. 131.

[16]Pugliano P.S., I Municipi, le circoscrizioni di decentramento comunale e il titolo di città, in De Marzo G., Tomei R., Commentario al nuovo T.U. degli enti locali, cit., p. 157.

[17]Cavallo Perin R., Romano A., Commentario breve al testo unico sulle autonomie locali, cit., p. 113.

[18]Pugliano P.S., I Municipi, le circoscrizioni di decentramento comunale e il titolo di città, in De Marzo G., Tomei R., Commentario al nuovo T.U. degli enti locali, cit., p. 157.

[19]Cavallo Perin R., Romano A., Commentario breve al testo unico sulle autonomie locali, cit., pp. 113-114.

[20]Alcuni casi di incandidabilità: D.lgs 31 dicembre 2012, n. 235; L. 55/1990, modificato dall’articolo 1 della legge 18 gennaio 1992, n. 16 e alle corrispondenti disposizioni degli articoli 58 e 59 del D.lgs 267/2000, sostanzialmente ripresi nel nuovo testo unico 235/2012. I condannati con sentenza passata in giudicato per uno dei reati indicati al comma 1 dell’articolo 10 del decreto legislativo 235/2012. L’incandidabilità opera anche nel caso in cui sia stata applicata la pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del c.p.p. (c.d. patteggiamento) e ai sensi dell’articolo 11 sono sospesi di diritto dalle cariche indicate nell’articolo 10, coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per i delitti ivi indicati, così per l’art. 11, comma 7.

Municipi d’Area

ORGANI DI PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ ALLA VITA DEL COMUNE[1]

L’istituto del “Municipio” è stato immesso nell’ordinamento degli Enti Locali[2], con l’art. 12, L. 142/1990, e poi innovato dalla L. n. 265/1999[3], attualmente è disciplinato dall’art. 16, Tuel.

I Municipi sono quindi previsti nel nostro ordinamento quali “strumenti” di partecipazione e decentramento, da noi oltretutto ancor più validi, per la frantumazione abitativa territoriale specificata e per pervenire la nostra Città, tutta da costruire, dal processo di fusione dei due più importanti Comuni, non di provincia, della Regione Calabria. Istituto questo che costringe tutti, ulteriormente, all’attenzione rispetto alle modificazioni territoriali[4]che si andranno ad attuare.

Non solo, sono destinati a dare tranquillità e partecipazione diretta proprio a chi della fusione avvenuta, in piena onesta, non ne è stato convinto e ritiene di subirla.

Diventano perciò l’Entità associativa/organizzativa del territorio volta a ricomprendere le popolazioni di tutte le Contrade d’Area coinvolte nei processi, a soddisfazione anche di quelle che ritengono di dover ereditare-preservare una particolare specificità del luogo. Cosa questa non in contrasto con la Costruzione della nuova Città poiché ne promuove comunque sia, il processo aggregativo.

Volutamente, infatti, il Legislatore non indicò nella norma generale un modello predefinito di Municipio, valido per ogni situazione, proprio allo scopo di conferire “elasticità” all’istituto e renderlo adattabile alle diverse realtà territoriali[5].

L’art. 16, comma 1, Tuel dispone: “Nei Comuni istituiti mediante fusione di due o più Comuni contigui, lo statuto comunale può prevedere l’istituzione di municipi nei territori delle comunità di origine o di alcune di esse”. Nel nostro caso, lo si ribadisce, visto le tante frazioni e contrade sparse i Municipi sono il primo punto d’aggregazione delle Aree di cui si compone la nuova Città Jonica, così previsto anche dalla Legge regionale 2 febbraio 2018, n. 2.

Come si evince dal tenore testuale della norma, la decisione di istituire i Municipi, un tempo appartenente alla Regione, spetta ora ai Comuni, nel pieno rispetto della loro autonomia, ex art. 114 Cost.[6]. Come rilevato in dottrina, “opportunamente il legislatore ha sottratto alla Regione il compito di provvedere con legge regionale all’attribuzione delle competenze ai Municipi”.[7]L’amministrazione regionale, infatti, non possiede la stessa consapevolezza, rispetto alle esigenze della comunità, propria dei Comuni, i quali rappresentano il livello amministrativo più prossimo ai cittadini.

(Cosimo Montera, architetto)

 

NOTE

[1]I nostri Municipi d’Area, partendo dai limiti Comunali, avranno ampiezza variabile data dalla quantità necessaria degli abitanti, prevista e definita pari ad almeno 8.000 considerando in questi esclusivamente i residenti, includendo in quantità variabile Frazioni/Contrade preesistenti, sino ad assumere ognuno tutta la loro propria interezza territoriale.

[2]Maggiora e., I Municipi, in AA.VV., Autonomia e ordinamento degli enti locali, cit., 1999, p. 148.

[3]Art. 6, comma 2, l. n. 265/1999: “L’articolo 12 della legge 8 giugno 1990, n. 142, è sostituito dal seguente: «Art. 12 – (Municipi) – 1. Lo statuto comunale può prevedere l’istituzione di municipi nei territori delle comunità di cui all’art. 11, comma 3.

Lo statuto e il regolamento disciplinano organizzazione e funzioni dei Municipi prevedendo che gli Organi siano eletti a suffragio universale diretto contestualmente al consiglio comunale, tra candidati eleggibili, ivi residenti. Prevedendo l’incompatibilità tra la candidatura all’elezioni comunale e la candidatura nei municipi. Si applicano agli amministratori dei municipi d’area le stesse norme d’obbligo previste per gli amministratori dei comuni. Saranno le organizzazioni politiche quelle deputate ad aggiungere le incandidabilità dei primi ai secondi. Quindi le norme derivanti dalla Severino-Antimafia e successive giurisprudenze-circolari e i Codici di Autoregolamentazione delle così dette “Liste Pulite”.

[4]Maggiora e., I Municipi, in AA.VV., Autonomia e ordinamento degli enti locali, cit., 1999, p. 148.

[5]Accettura B., Art. 16, Bertolissi M., L’ordinamento degli enti locali, cit., p. 131.\

[6]Maggiora E., La nuova legge comunale e provinciale, Firenze, 1992, p. 184.

[7]AA.VV., Commento al testo unico in materia di ordinamento degli enti locali (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267), cit., p. 140.

a cura di Cosimo Montera

CORIGLIANO-ROSSANO. Verso la definizione di processi partecipativi per il buon governo della nuova Città ionica.

Premessa

Abbiamo osservato la continua spoliazione e il degrado dei nostri paesi e del territorio jonico, resi privi di infrastrutture e servizi. Affermato che per riattivare i percorsi dello sviluppo in Calabria fosse essenziale destrutturare gli schemi scontati e dannosi che le politiche dei rais hanno consolidato nel tempo, in specie, dalla formazione delle Regioni.

Abbiamo intravisto nella fusione dei due maggiori paesi in Calabria lo strumento attuativo del disequilibrio dei “patti” consolidatisi nelle direzioni dei partiti, ritenendola essenziale per innestare in Regione nuove regole, nuovi “Quadranti Geografici” e una diversa programmazione territoriale, equilibrata e non quella decisa da altri territori per noi.

Avevamo bisogno per far ciò, di rendere materiale sullo Jonio, la formazione di una nuova Entità politico-amministrativa capace di divenire forte, governata da un sol Sindaco ed una sola Giunta.

La scelta, non solo per le ragioni più ovvie della nostra esistenza, cadde su Corigliano e Rossano per la specificità della vicinanza e per contenere le due realtà economie, produzioni e attività amministrative diffuse, più capaci tra le Joniche, a garanzia dell’esito.

Da qui diparte la nascita del C100A come strumento di aggregazione e movimento.

Idea questa che i Cittadini delle due Comunità, culturalmente unite dalla storia materiale, hanno concretizzato. Sì, ha creato malumori e paure come sovente accade a chi avverte minacciato il “pollaio” conquistato.

Molti di quelli, ancora oggi, non comprendono gli effetti che la nuova realtà già disvela nel suo procedere sebbene si sia compiuta in ritardo e in piena crisi finanziaria, per i limiti di quella politica, rispetto al bisogno teorizzato sin dagli inizi del nuovo secolo. Non solo.

Abbiamo affermato con chiarezza, per tranquillizzare, che il nostro intendo era quello di rendere forte gli uomini della politica del territorio e così, ancor prima di eleggere quel Sindaco unico e Giunta che abbiamo preteso, è avvenuto.

Corigliano, ancor prima del referendum, non avrebbe votato già più con Rende e Rossano con San Giovanni in Fiore. Bastava osservare gli esiti della battaglia fatta sui Collegi Elettorali Uninominali, per comprendere che l’asse della nuova politica si era rideterminato e che la pretesa dello Jonio ne usciva premiata. Ragione questa per la quale abbiamo potuto contare una quantità di Deputati qui eletti mai avvenuta.

Poi, la scelta compiuta dai saggi Cittadini ha reso istituzionalmente forte non solo questa nuova singola Entità ma tutto il Quadrante Geografico Jonico. Ora di lavoro da compiere per il nuovo Consiglio c’è n’è. Anche per i cittadini!

La questione infrastrutture a rete, gommate e su ferro, è ormai sul tavolo delle cose da fare; compreso le interne e di relazione per la mobilità dentro il Quadrante. In particolare la SS.106 a quattro corsie, Sibari–Simeri Cricchi, sulla quale i Sindaci dello Jonio dovrebbero deliberare, alcuni l’hanno già fatto, richiesta programmatoria questa sulle infrastrutture ma anche valida per altri temi, praticata attraverso le deliberazioni sindacali, favorita dal DPCM 76, 10 maggio 2018. Necessita da subito, non domani, condurre un’avveduta campagna di pressione nei confronti di Regione e Anas per la cantierizzazione immediata degli snodi cancellati dalle ultime scellerate delibere CIPE a favore dell’asse Gioia-Roseto, che emarginano Porto e Città dai corridoi Ten-T e da me riproposti a tutela del Quadrante Geografico e Città-Porto.

Queste esigenze, se ben condotte come intrapreso, getteranno le basi di una nuova politica collettiva unitaria e territoriale vincente non ancora prefigurata ma in grado di fare sentire i bisogni reali e le ragioni oltre le nostre, degli altri.

L’obiettivo, del primo Sindaco e Consiglio, è far pesare su ogni questione le nostre ragioni e necessità di politica territoriale, sino a produrre gli effetti desiderati sulla Programmazione Provinciale e Regionale.

Poco importa il vanto di annoverarci come la terza Città per abitanti della Regione o la prima per ampiezza territoriale, l’importante è il peso politico che qui si consoliderà e si disvelerà.

Questo obiettivo è possibile se il Governo della Città sarà capace di divenire servizio essenziale, materiale e culturale dell’intero territorio e se porrà le proprie realtà fisiche collettive in aree raggiungibili da quanti compresi nel Quadrante. Tutto dipenderà da quel che penserà e farà.

Dal lontano percorso siamo giunti, grazie al colloquio intelligente con l’allora Consigliere regionale On. Giuseppe Graziano, alla nostra “Legge sulla fusione” nella quale, tra gli obiettivi prioritari, s’individua il necessario essenziale “Polo Urbano” da intendersi alla stregua di una “macro infrastruttura” puntuale a saldatura del territorio antropizzato esistente, quale luogo della concentrazione degli Uffici Pubblici e Sede Unica del Comune.

Non mancheranno di aggiungersi i restanti puntuali, come servizi finanziari e assicurativi, luoghi della rappresentanza regionale, di Imprese, degli Enti Territoriali e di quanto altro la Città avrà bisogno, come le Sedi dei sistemi culturali, storici e archeologici. Temi questi mai affrontati con raziocinio nei nostri Comuni, dal Crati per finire al Nicà, alla Sila Greca. Perciò la visione e riprogrammazione del territorio dovrà essere ampia guardando ai prossimi cinquant’anni.

Non è tutto. La Città per essere tale, nella sua aspirazione territoriale di freno alla contrazione economica e abitativa del buco nero Calabria, ha bisogno come l’aria, oltre che del Polo Direzionale Urbano anche di un vasto avanzato “Polo di Ricerca e Studio” che istighi processi innovativi singolari nel campo delle ricerche particolari nei vari aspetti del nostro essere territorio. Ricerche, ad esempio nel campo agricolo, che hanno a oggetto la trasformazione “industriale” delle nostre antiche cultivar, distrutte da politiche regionali fagocitate da “ragioni di mercato”, facendone il marchio distintivo della biodiversità territoriale, convinti sempre più della necessità di recuperare questo settore dentro le regole avvedute della qualità. Polo questo, della ricerca e studio, che ancor di più dovrà interessarsi, formando, delle tecnologie del mare, energetiche non fossili e di quanto altro si riscontri nelle cose reali qui esistenti, collegandosi ai laboratori internazionali.

“Polo di ricerca e studio” entro cui dovranno sostenersi Spazi Collettivi per le Startup non quotate, rivolte all’innovazione delle PMI e dei settori d’interesse, organizzando Contenitori di Società di Investimento Semplice (venture capital) entro cui far veicolare l’interesse degli investitori professionali e dei “Business Angels”, con vantaggio fiscale dell’imposizione zero sui redditi di capitale. Questa è un’opportunità che si presenta e che il nuovo Comune Jonico non deve ignorare.

Se ciò sarà perseguito, alla luce del compito assegnato, ripensando un proprio Piano Strutturale dedicato in armonia con il territorio, dalla riformulazione delle si dette zone ex ASI, commerciali a quella portuale, la nuova Città Jonica produrrà l’essenziale saldatura interna e del “Quadrante Geografico”. Soprattutto realizzerà, a sua protezione e del Quadrante, una corale riconosciuta Area Urbana.  Area che non consentirà più il gioco delle tre carte negli Uffici di Regione a riguardo della ripartizione economica, come fatta in quest’ultima legislatura.

Siamo così giunti al punto previsto, la Città oltre il pensabile per i più, sarà garanzia del territorio.

Questa Legge, ha previsto l’Istituzione di sette Municipi d’Area privi di personalità giuridica perché non intesi, sin dalla loro formulazione, strumento di riduzione dei poteri del Consiglio comunale, che si vuole forte, soprattutto perché così necessità al Governo del nostro territorio. Questi sono e da intendere come palestre educative e di azione attiva per la promozione-formazione del soggetto “uomo città”.

I Municipi d’Area avranno forme di partecipazione sulle deliberazioni che li riguarderanno direttamente. Partecipazione Civica che sarà garantita dagli Organi Amministrativi del Comune e dalle iniziative di coesione tra gli stessi. L’espressione “sperimentazione” data in legge non serve per “saggiarli” ma per tararli via, via e sempre più all’elevato compito affermato per il Comune; questi devono pensarsi prioritariamente come luoghi di comunicazione, ascolto e promozioni delle istanze dei cittadini. Di ciò, qui, s’intende trattare, per meglio fissare più alte regole del vivere civile che il Governo del Comune si obbligherà a fare sue per crescere e divenire città, modello di risposta alla decadenza e rinuncia regionale.

Quanto qui e di seguito è espresso, è frutto della ricerca data dalla documentazione prodotta da chi, con il tema, si è confrontato prima di noi, assumendone tutta la conoscenza lineare collimante con la visione della città che in questi anni abbiamo indicato e per la quale abbiamo lavorato.

Visione che dovrà essere rafforzata e praticata da quanti saranno eletti, a poco servirebbe scimmiottare maggioranze o minoranze parlamentari rissose, del tipo “Piove?” Governo ladro! Il primo Consiglio e a seguire ha, deve avere, l’obiettivo del bene comune.

Questo documento è il frutto del lavoro nato nella “3°Commissione del C100A” dibattuto da Annarita Cicolini, Giuseppe Diaco, Antonio Guarasci, Giuseppe Lefosse, Pietro Mingrone, Liliana Misurelli, Cosimo Montera, Alfonsina Sapia, Giuseppe F. Zangaro, avvenuto tra la conclusione del 2017 e l’inizio del 2018 ora, nel frangente preelettorale è reso pubblico, affinché tutti se ne impossessino. Commissione che, tra le prerogative, si dette il compito di produrre una riflessione capace di divenire elemento fondante del nuovo Statuto che dovrà essere, nel nostro caso, unificante e utile per liberare il “citoyenne active” del nostro Quadrante.

Statuto che abbiamo visto ancor più, dopo il risultato referendario, come il punto di avvio e applicazione in loco, dell’evoluzione legislativa del diritto dei cittadini alla partecipazione del Governo della cosa pubblica. Non sono questioni nuove o appartenenti a un’ipotesi politica di “parte” nel panorama italiano, nemmeno della sola capacità visionaria, perché il suo percorso, prodotto da un “Laboratorio multicolore”, nasce dal basso, benché istigato dalle riflessioni minoritarie nate nel 2000, poi praticate nell’esperienza popolare 2013-2018 del C100A, oltremodo multicolore e aperta a tutti i Comitati per il Sì gemmatisi nel 2017; riflessioni divenute, di fatto, come confermato dal risultato referendario, maggioritarie nella società, perdendo l’aspetto “minoritario”.

E’ stato così forte il percorso unitario sull’obiettivo da poter assistere ora, con tranquillità, nell’occasione elettorale che a breve si terrà, alla presenza delle stesse genti che ne erano parte competere a Sindaco e al Consiglio con propri e diversi schieramenti.

Temi, quelli della nostra particolare fusione dentro la Legge detta, che non sono altro che l’espressione della nostra realtà territoriale fatta di “Nuclei Sparsi Urbani e Rurali a bassa densità abitativa”, nati questi non da un disegno coerente ma dall’incapacità dei loro “autori”, che necessita ormai interrelare sul piano amministrativo e funzionale affinché tutti siano attivi e partecipi della meta politica del nuovo Comune.

Verrebbe da dire: “I Municipi d’Area stanno al Comune come il cacio sta ai maccheroni!”

Sta qui dentro la felice, necessaria, individuazione della Legge sulla fusione. Sta nell’impegno ad attivare ogni strumento capace di implementare e rendere operativa la partecipazione popolare alla cosa pubblica.

E’ compito dello Statuto affermare il secondo passo, garantendone il percorso.

Convinzione che tiene alle spalle e a base l’esperienza condotta dal Comitato attraverso il dialogo del “Governo Partecipato”, consentendo grazie alla “Cittadinanza Informata e Attiva” attraverso incontri e discussioni, la nascita di due cose: a) i due noti Atti Deliberativi Consiliari di avvio della fusione, b) la celebrazione positiva del referendum popolare.

Quello che è venuto a mancare è stata la capacità delle Amministrazioni uscenti a produrre fatti necessari alla costruzione della Città per la quale abbiamo lavorato, nonostante le tante posizioni e i contributi di chi, dal di dentro della nostra realtà, li suggeriva evidenziandoli. Contributi di studio anche sabotati!

Di conseguenza la partecipazione attiva dei cittadini, lo si ripete, non può che essere corollario e perno ineliminabile dello Statuto del nuovo Comune, i cui temi sono: “Bilancio partecipato”[1]; “Difensore Civico”; “Monitoraggio Civico del bilancio comunale”[2]; “Referendum popolare propositivo, abrogativo e consultivo, privo di quorum”[3].

Tutte attività/obiettivo, queste menzionate che, ove praticate, hanno responsabilizzato Cittadini e Amministratori, disinnescato tensioni, fatto lievitare le Città ed evolvere il Pensiero Collettivo, appunto Urbano. In questo disegno, i Municipi d’Area previsti, sono lo strumento di prima partecipazione e crescita dei cittadini attivi che alla cosa pubblica dedicano, senza alcuna remunerazione, tempo e sapere.

Compete allo Statuto del nuovo Comune stabilire ogni Istituto di partecipazione, oltre la costituzione dei Municipi d’Area[4]di cui dovrà disciplinarsi l’organizzazione e le funzionitenendo conto delle modalità praticate in altre avanzate realtà[5]. Ci riferiamo all’Istituto dello “Ascolto Popolare” e a quello delle “PetizioniElettroniche[6], proponibili dai Cittadini, attraverso il “Sito Comunale” in una sezione dedicata. Petizione che, una volta raggiunta la sottoscrizione da un certo numero di cittadini, obbliga l’Amministrazione Comunale a metterla in pratica o a sottoporla allo strumento del voto popolare elettronico del cui apparato necessita immediatamente, per moltissime ragioni altre, dotarne la Città.

Sono queste della Petizione e Consultazione, forme educative alla partecipazione popolare e miglioramento e condivisione della cosa pubblica in termini di trasparenza tecnica amministrativa. Il tutto privo di costo. Tutto ciò, lo vediamo, spaventa gli incerti sino a far loro ipotizzare la discutibilità della legittimità dell’esistenza dei Municipi d’Area. Cosa assolutamente da rigettare come visto e continueremo a capire.

(C.C.M.)

 

NOTE

[1]Strumento riconosciuto dall’Onu come una delle migliori pratiche di Governance urbana nel mondo, viene promossa da altre istituzioni internazionali come la World Bank a certezza dell’investimento.

[2]Istituto voluto dagli inizi del 2015, dalla Commissione Europea, attraverso il suo Direttorato Generale per le Politiche Regionali, con il progetto “Integrity Pacts: Civil Control Mechanisms for safeguarding EU funds. Lo scopo era quello di testare i Patti d’Integrità nelle procedure di gare d’appalto e per le opere finanziate con fondi strutturali e di investimento europei. Uno di questi “Civil Control” è in Calabria, attivato per il vicino Parco Archeologico di Sibari attraverso l’Ente indipendente ActionAid. Le parti contraenti sono: la stazione appaltante, i partecipanti alla gara e l’Ente Indipendente di Monitoraggio. Prevede controlli incrociati e sanzioni nel caso in cui si cerchi di eluderlo. Si applica immediatamente, dalla fase preliminare di analisi dei bisogni, fino alla fine dell’esecuzione, non complica l’iter burocratico e non comporta nessun costo.

[3]Non è da escludere, che il tetto da raggiungere, per la validità del referendum, possa essere una frazione numerica bassa, ad esempio proporzionata alla quantità dei votanti dell’ultima consultazione elettorale tenuta, ad esempio 1/5.

[4]Il Comune valorizza le libere forme associative e promuove organismi di partecipazione dei cittadini all’Amministrazione locale, anche su base di quartiere o di frazione territoriali. I rapporti di tali forme associative con il comune sono disciplinati dallo statuto. Possono essere previsti referendum consultivi anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini sottoscrittori. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere altresì determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Consultazioni e referendum devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono aver luogo in coincidenza con altre operazioni di voto.

[5]Barbati C., Art. 15, in Bertolissi M., L’ordinamento degli enti locali, cit., p. 129, laddove precisa: “Si può ritenere che le forme di partecipazione, alle quali fa riferimento il comma 2 dell’art. 15, non siano più coincidenti con i municipi, ma con altre forme che possono essere definite dalla legge regionale, sia pure tenendo conto e dunque rispettando l’autonomia statutaria che, in proposito, compete al Comune”.

[6]Art. 50 della Costituzione Italiana. Ai cittadini, collegandosi via internet al sito del Comune come in molte realtà, è possibile consentire di firmare una petizione già esistente o di crearne una nuova. Per firmare una petizione o creare una nuova petizione è necessario avere almeno 16 anni e risiedere nella città. L’identità di chi accede al servizio viene verificata con la richiesta di inserimento del codice fiscale e di un indirizzo email a cui è inviata una comunicazione con un link per completare la sottoscrizione. Nome e cognome del firmatario vengono pubblicati sotto la petizione, indirizzo email, con esclusione del codice fiscale e dati sensibili. Le richieste per creare nuove petizioni vengono vagliate dalla segreteria generale del Comune prima della pubblicazione per controllare che non ci siano contenuti razzisti, violenti o che possano in qualche modo offendere. È possibile firmare una petizione che implichi semplice aggiustamenti dell’attività in svolgimento entro 30 giorni dalla pubblicazione. Per altre più complesse va assegnato un tempo maggiore. Successivamente, indipendentemente dal numero di firme ricevute, la petizione sarà esaminata dall’amministrazione comunale che avrà altri 30 giorni di tempo per dare una risposta, attivando il relativo procedimento o giustificando l’eventuale diniego. Le petizioni on line debbono trovare collocazione sul sito, nella sezione Servizi on-line. Forme più semplici e sicure di impiego possono evolversi, già molto attive, quelle con firma digitale o con il sistema web “Entra con SPID”, acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale. Presentare una petizione o sottoscrivere una richiesta potrà essere fatto farlo on line, direttamente dal pc di casa o assistita attraverso la sede del Comune, Ufficio URP o Municipio d’Area.

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