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Un sogno chiamato C.: Renato Pagliuso e il cinema di suo padre

CULTURA · LIBRI · UN SOGNO CHIAMATO C.

Esce per conSenso publishing, nella collana Clio, il primo romanzo del regista cosentino Renato Pagliuso: la storia vera del padre Paolino, operatore cinematografico, e di una famiglia calabrese nel Novecento. Prefazione di Francesco Perri.

di laCittanuova · ⏱ Tempo di lettura: 4 minuti

Piove su Cosenza, nei primi anni Sessanta. Da una porta socchiusa ai piedi del Castello, un bambino biondo guarda l’acqua che scorre nella strada. Nelle pozzanghere le bollicine si uniscono e si aprono, e disegnano sempre la stessa forma: una C. Il bambino si chiama Reno. Molti anni dopo, quella lettera diventa il titolo di un libro.

Un sogno chiamato C. (conSenso publishing, collana Clio) è il primo romanzo di Renato Pagliuso, regista e sceneggiatore nato a Cosenza. È la storia di suo padre Paolino, operatore cinematografico, e di una famiglia calabrese attraverso il Novecento.

Paolino, la guerra e una sala da ricostruire

Il racconto torna all’estate del 1943. Paolino scende dal treno a Paola, reduce dalla campagna d’Africa e dalla malaria. Trova la città bombardata, la casa sbarrata, il Cinema Cilea in rovina. Gli restano le mani, l’ostinazione e una passione: il cinema.

Nel borgo arbëreshë di San Giacomo di Cerzeto incontra Cenzina De Rada e sua madre, donna Richetta, detta «à carabiniera». Da lì nasce una famiglia, e con lei un mestiere: rimettere in vita i proiettori pezzo per pezzo, accenderli in cabina, portare i film nelle piazze dei paesi. Fino al sogno di una sala tutta sua, il cinema Scrivano di Spezzano Sila, che tutti chiamavano «il cinema di Paolino».

Tra le fotografie di famiglia che chiudono il volume ci sono anche le proiezioni all’aperto in piazza Steri, a Rossano, negli anni Ottanta e Novanta.

Proiezione cinematografica all’aperto in piazza Steri a Rossano negli anni Ottanta-Novanta, dal libro Un sogno chiamato C.
Una proiezione all’aperto in piazza Steri, a Rossano, negli anni Ottanta-Novanta: una delle fotografie di famiglia che chiudono il volume.

Un sogno chiamato C.: una lettera, sei parole

Nella prefazione, Francesco Perri, direttore del Conservatorio di Musica «S. Giacomantonio» di Cosenza, scioglie il titolo: la C è quella di Cinema, di Cabina, di Cilea, di Cenzina, di Cosenza, «e soprattutto di Cuore». E definisce il libro «una vera e propria sceneggiatura dell’anima».

Il ritmo, del resto, è quello di chi conosce la macchina da presa. Le scene si susseguono come inquadrature. I personaggi secondari, dal fratello Alberto a Ninì Calabrese, da Rocco Porco a Giacomino Spada, entrano ed escono di campo.

Copertina del libro Un sogno chiamato C. di Renato Pagliuso, conSenso publishing, collana Clio
La copertina di Un sogno chiamato C. (conSenso publishing, collana Clio): grafica e illustrazione di Alessandro Zeffiro.

L’autore di Un sogno chiamato C.

Renato Pagliuso è regista e sceneggiatore indipendente. A tredici anni gestiva già una sala cinematografica con il padre e il fratello Michele, curando la programmazione. Premio Maschera d’Argento nel 2011, ha all’attivo 23 sceneggiature e 20 regie tra documentari e corti.

Dopo il lungometraggio d’esordio Racconto Calabrese, è sulle piattaforme internazionali con la miniserie Bicycle Man e il corto Malena 2021. Presiede l’associazione Esterno Giorno APS, che ha sostenuto la pubblicazione del libro.

Paolino accendeva la luce del proiettore. Con questo libro, suo figlio la riaccende su di lui.


Un sogno chiamato C., conSenso publishing, collana Clio, 272 pagine, 16 euro. Il libro è disponibile sul sito di conSenso publishing.

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